Cultura e Scienza del Colore - Color Culture and Science 3101/14 | Cultura e Scienza del Colore - Color Culture and Science universi creati dai computer che propongono una realtà sintetica. Le nuove generazioni crescono nell’esperienza quotidiana degli schermi e dei videogames, adattando la vista e l’attenzione ora a luminescenze intense e intermittenti, ora a rappresentazioni fantasiose. Questi universi richiedono una immersività parziale o totale e provocano la necessita di una nuova definizione culturale dei loro colori. Un colore sintetico, frutto della divisione della luce in RGB e della sua ricomposizione nell’occhio, che sposta il piano dell’apprendimento cromatico dalla sintesi sottrattiva a quella additiva, dalla materia alla luce. Una luce colorata usata per simulare cieli artificiali e invitare a viaggiare in uno spazio immateriale, sconfinato, irreale. 3. NATURA VERSUS CULTURA La visione culturale del colore consente di formulare categorie cognitive. Il suo schema linguistico e mentale deriva dalla sua esperienza sensibile e si attualizza in continuazione, appropriandosi degli elementi di innovazione. Sono note al proposito le ipotesi di Brent Berlin e Paul Kay (1969) per i quali il dato conoscitivo e nominale del colore viene organizzato secondo una progressione culturale di tipo evolutivo e, quelle di Giorgio Raimondo Cardona (1985) per il quale abitudine visive diverse, dettate dal contesto, sviluppano sensibilità e quindi tassonomie differenti.La percezione dei colori è dunque una facoltà in movimento, soggetta a momenti anche di forte evoluzione e cambiamento. Noi pensiamo che l’introduzione quotidiana dei cyber colori nel processo cognitivo, solleciti la ridefinizione delle tassonomie cromatiche e di senso, il cui processo, già iniziato, sta conducendo ad esiti ancora da analizzare sistematicamente. Concettualmente il punto di partenza della riflessione che proponiamo isi può far risalire a quando l’umanità ha iniziato a osservare, scoprire, studiare e fabbricare le sostanze coloranti, per intervenire sulla realtà, modificandola. Il passaggio da uno stato di natura a uno di cultura è stato evidenziato anche dal rivestimento cromatico di quanto costruito 1. NUOVE COMUNITÁ, NUOVI COLORI Nel nostro studio sulla storia dei colori dell’abbigliamento dai Latini al XX secolo (1997), condotto per comprendere i motivi materiali, sociali, commerciali e ideologici che hanno caratterizzato e caratterizzano il gradimento collettivo per determinate gamme cromatiche, in specifici periodi storici, ci eravamo imbattute nel fenomeno dei colori digitali. Verso la metà degli anni Novanta particolari gruppi sociali, come gli artisti o i movimenti spontanei sub-culturali, si erano mostrati affascinati dalla qualità luminosa dei colori digitali, adottandone la nuance fluorescente per la sua componente simbolica artificiale, allusiva di mondi immateriali, tecnologici, di quella rete sconfinata senza luogo né tempo in cui si stavano formando le comunità cyber. Cyberpunks e Technos avevano introdotto dei colori acidi, fluorescenti e violenti nei capelli, nel trucco e nei tessuti, mostrando la loro rivolta contro la natura. Colori aspri e corrosivi, funzionali alle luci dei mega concerti, che trovavano nelle fibre sintetiche, nelle plastiche e nelle finte pelli il supporto d’elezione, adatto ad accendersi di bagliori artificiali nell’intermittenza spasmodica dell’illuminazione delle discoteche e dei ritrovi notturni e a pulsare violenti a ritmi ripetitivi e parossistici della techno music. Il tema ci ha affascinato e abbiamo continuato ad occuparcene, anche perché nel frattempo i colori digitali hanno invaso la comunità negli spazi lavorativi e in quelli di svago, in quelli pubblici e in quelli privati, diventando una presenza imprescindibile dell’ambiente artificiale (nella sua accezione di ambiente costruito). 2. DAL MONDO DIGITALE AI CYBER COLORI Abbiamo pensato di chiamare queste gradazioni cyber colori in omaggio a William Gibson (1986). Non pensiamo che i colori digitali svuotino di significato i colori materiali, ma vogliamo porre l’accento sull’importanza della loro presenza nel panorama cromatico e sulla loro capacità e forza di creare nuove tassonomie di senso. La definizione di colore cyber introduce negli Renata Pompas Lia Luzzatto www.color-and-colors.it Colori Cyber ABSTRACT Il lavoro si propone di illustrare il mutamento culturale e comunicativo che è avvenuto da quando il colore ha assunto un aspetto brillante e luminescente a imitazione degli schermi retro-illuminati dei computer. 32 Cultura e Scienza del Colore - Color Culture and Science | 01/14 dall’uomo, segno e simbolo del suo dominio e della sua differenziazione. L’ultimo di questi grandi momenti, prima dell’era informatica, è stato quello della produzione industriale e della diffusione massificata dei colori chimici: una rivoluzione percettiva che dapprima ha sorpreso e poi abituato l’occhio e la mente alla novità di gamme cromatiche inusuali e alla loro fissità e inesauribile riproducibilità. Se a metà del XIX secolo il mercato tessile fu invaso dal malva sintetizzato dal chimico inglese William Perkin, ottenuta trasformando gli scarti del catrame minerale, nel 1935 fu l’italiana Elsa Schiapparelli, la sarta amata dagli artisti, a mettere a punto una nuance ciclamino intenso, chiamata rosa shocking. Più tardi l’artista francese Yves Klein, mise a punto nel 1956 insieme al chimico parigino Edouard Adam un blu oltremare estremamente saturo e luminoso, di cui brevettò la formula chimica con il nome di YKB, International Klein Blue, nel 1960. In seguito lo studio dei coloranti, delle tinture e delle vernici, non ha conosciuto sosta, ed è stata immessa sul mercato una varietà estesa di tonalità lucide, translucide o trasparenti; con particolari luminescenze e rilucenze. Colori fosforescenti, fluorescenti, gamme fotosensibili, e termosensibili. Colori con apparenza metallica, per conferire l’aspetto oro, bronzo e argento; tonalità con mutevolezze cangianti e opalescenti per avere riflessi a due fiamme; colori specchianti che comunicano il senso della variabilità. 4. DAI COLORI DELLA MATERIA AI COLORI DELLA LUCE Il percorso che ha condotto il colore dalla materia all’immaterialità è avvenuto con la sua riproduzione tramite la frammentazione in pixel. Gli schermi digitali, che esercitano un controllo matematico sull’emissione del colore, spostano l’asse della visione dall’unità alla divisione, dalla sostanza alla luce. Mentre le colorazioni chimiche avevano rivestito l’ambiente costruito con una patina superficiale stabile ed omogenea, uniformando l’aspetto degli edifici, dei muri, dei locali, degli arredi, degli oggetti e dei tessuti; i colori digitali provocano un adattamento contrario e sollecitano l’adeguamento a un panorama cromatico all’insegna dell’immaterialità. Il colore digitale crea un flusso colorato luminoso, mobile e perturbabile che conduce, attraverso gli schermi, in un mondo cromatico parallelo, sovrapposto a quello reale. Un colore fluttuante e impalpabile, liberato dalla presenza di un supporto oggettivo, che muta l’ordine della percezione sensoriale. Per la prima volta nella storia dell’umanità possiamo guardare immagini costruite solo con i colori della luce, estranei alla materia. Il colore diventa così soggetto, forma, movimento, azione. Già nel 1968 Stanley Kubrick in “2001: Odissea nello spazio” rappresentò il travalicamento della quarta dimensione, con un’onirico e allucinato viaggio in un turbinio caleidoscopico di colori, essi stessi soggetto di esperienza. Oggi la contrapposizione tra sostanza e apparenza, materialità e immaterialità, è superata dai colori digitali, fantasmatica presenza di soggettività simulate. ‘Accendere i colori’ non è più da questo momento una metafora, ma un gesto che quotidianamente introduce i nostri occhi nello spessore illusorio degli schermi retro-illuminati, le cui possibilità senza limiti mutano le apparenze esteriori, che mentre costruiscono questa nuova realtà destrutturano la sensazione visiva, privandola dell’apporto degli altri sensi: del tatto, del gusto e dell’olfatto. In natura la formazione e la conoscenza del colore passa attraverso la materia e attiva la complessità di tutti i sensi che, nel ricordo, si fissano nell’immagine trasmessa dalla vista. Nel mondo evocativo o immaginario degli schermi, il colore digitale passa solamente attraverso il senso della vista, e deve recuperare nel ricordo pregresso il suo collegamento con la polisensorialità, non più fisica ma astratta. Noi crediamo che i colori delle immagini elettroniche chiedano un adattamento alle nuove informazioni cromatiche, uno scollamento dai riferimenti naturali e che, producendo un nuovo e diverso effetto di realtà, possano agire anche sul contesto, modificandolo. Poter modificare i colori dello schermo, con una rapidità tecnica superiore a quella biologica, è sovversivo nei confronti della natura e del nostro rapporto con essa. Sedici milioni di possibilità di colori limpidi, assertivi, brillanti e timbrici, sono una quantità ben al di sopra delle nostre capacità percettive e discriminative. L’universo dei colori luce e quello dei colori pigmento si fronteggiano e se in principio i colori degli schermi cercavano di imitare quelli della natura, oggi la chimica dei pigmenti cerca di imitare quelli degli schermi, con polimeri cangianti a multipla interferenza di colore. Il linguaggio cromatico mutuato dall’esperienza digitale entra nel progetto allargato: dalla moda, al design, dalla pubblicità, alla grafica, dai fumetti, al cinema. Così se il metallo era stato l’immagine e il simbolo della società tecnologica, il colore cyber è l’immagine e il simbolo della società digitale. 3301/14 | Cultura e Scienza del Colore - Color Culture and Science 5. VERSO LA FORMAZIONE DI NUOVI SIMBOLI I colori degli schermi hanno generato e potranno ancora generare nuove codificazioni di senso. Pensiamo per esempio al verde: naturale, ecologico, rassicurante, protettivo, perpetuo, che assume le valenze sinistre e inquietanti nei bombardamenti notturni trasmessi dalla televisione; o al verde che colora i siti Web di ufologia, alludendo a esistenze aliene. Pensiamo ai mutamenti comunicativi del rosa shocking, frivolo e sensuale, che assume nel cyber spazio una nuova valenza tecnologica, artificiale e prettamente digitale, indicando la qualità virtuale della visione. Figura 1 - Tessuto con LED, ditta LumiGram SARL (Francia) 34 Cultura e Scienza del Colore - Color Culture and Science | 01/14 Pensiamo al rosso che si trova frequentemente impiegato nelle zone delimitative della pagina Web, come ad esempio nei frames e nei contorni alle immagini. Un rosso che si assume, da solo, la responsabilità di tracciare i percorsi e le traiettorie della pagina, andando a richiamarle direttamente dall’inconscio dell’osservatore. Infine arriviamo al blu, spirituale e affettivo, che si trasforma nel paradigma dello cyber spazio, come prima lo era di quello dello spazio celeste. Nelle profondità virtuali di Internet il blu, uno dei colori più diffusi, rappresenta l’universo da esplorare con la navigazione virtuale e assume la confidenza e l’autorevolezza necessarie a evitare il timore di perdersi nell’iperspazio. Per concludere la nostra riflessione va anche al potere della rete, che si offre come lo cyber spazio navigabile del villaggio globale. In questo spazio colori e funzioni tendono a unificare linguaggi e simboli. Il flusso della Rete cancella i confini e crea contaminazioni tra le culture, produce eclettismo stilistico, indebolisce la coscienza del divenire storico, trasforma il tempo in un presente perpetuo e pone in declino quell’intensità che è propria di altri livelli più profondi di comunicazione. Una comunicazione che abbrevia la durata del sentimento: così all’intensità dei colori digitali non corrisponde l’intensità delle emozioni. BIBLIOGRAFIA [1] Lia Luzzatto e Renata Pompas, I Colori del vestire. Variazioni, ritorni, persistenze; Hoepli, Milano, 1997 [2] Lia Luzzatto e Renata Pompas, Colore&Colori; Il Castello, Milano, 2009 [3] Lia Luzzatto, Renata Pompas, Artificial Environment, Cyber Space and New Colours Projects; in: Color Communication and Management, Ed. International Colour Association, Ed. The Colour Group of Thailand, Bangkok (Thailand), 2003. [4] Lia Luzzatto, Renata Pompas, Dalla metafisica della luce alla luce oltre lo spazio fisico. Viaggio tra antiche e nuove simbologie del colore; in: La psicologia del colore; Ed. scientifiche Magi, Roma, 2001. [5] Lia Luzzatto, Renata Pompas, Le mucche viola. Risk, Edizioni Il Clavicembalo, Milano, 1995.