Cultura e Scienza del Colore - Color Culture and Science 4501/14 | Cultura e Scienza del Colore - Color Culture and Science Il concetto di Hillman riguardo ai colori è che “dal punto di vista culturale non sono qualità secondarie, riconducibili a sensazioni fisiologiche del sistema nervoso di un soggetto percipiente, ma sono il mondo stesso. Rappresentano cioè la realtà fenomenica del mondo, il modo in cui il mondo manifesta se stesso e, in quanto agenti operanti nel mondo, ne sono i principi formativi primari”. La differenziazione archetipa In contrasto con il consueto modo di vedere i colori derivato dalla filosofia occidentale di Newton, Locke, Berkeley e Kant - che ritenevano che i colori non fossero inerenti agli oggetti, bensì qualità secondarie dovute all’azione della luce sulla nostra vista soggettiva - l’alchimia ritiene che i mutamenti dei colori rivelano il mutamento dell’esistenza. Hillman applica questo concetto alla psiche: 1. INTRODUZIONE Nel 2010 James Hillman (1926 – 2011), quasi 60 dopo Psicologia e Alchimia di Gustav Jung, ha presentato la sua versione riguardo le corrispondenze tra gli stadi e i colori dell’opus alchemico e i momenti dell’opus analitico in: Psicologia alchemica, (edizione italiana con traduzione di Adriana Bottini per Adelphi Edizioni, Milano, 2013). Hillman è stato un intellettuale di indiscussa fama e cultura, allievo di Jung ha diretto lo ‘Jung Institut’ di Zurigo, è stato professore nelle maggiori università americane, conferenziere e saggista, ha fondato la cosiddetta ‘psicologia archetipica’. In questo libro Hillman ha radunato e collegato numerosi lavori, articoli e testi di conferenze sull’argomento, sviluppati tra tra il 1968 e il 2004, al fine di dimostrare che il linguaggio alchemico è “una modalità di terapia, è terapia in sè”. A cura di Renata Pompas RECENSIONI James Hillman, Psicologia alchemica. Adelphi edizioni, Milano, 2013. 46 Cultura e Scienza del Colore - Color Culture and Science | 01/14 “I colori sono un primario modo di presentarsi della differenziazione archetipa, ciascun colore una celebrazione della sensualità del cosmo, ciascuna sfumatura e tonalità capace di tingere la psiche con una particolare gamma di umori e di legarla al mondi attraverso particolari affinità. Umori e affinità che diventano il nostro gusto, le nostre avversioni e passioni”. Nigredo (nero), albedo (bianco) e rubedo (rosso) sono i tre colori principali dell’opus alchemico a cui Hillman aggiunge la citrinitas (giallo), presente nei testi fino al XVI secolo e poi soppresso, e il blu a cui dedica molte pagine. Bianco sale Curiosamente non esordisce con la fase della nigredo, con cui inizia ogni trattato di alchimia, ma con un certo tipo di bianco che chiama “la sofferenza del sale”, un bianco inteso come fissazione, stato fisico e mentale da sciogliere, massa confusa metafora dei momenti iniziali del processo psichico, in cui tutto è ancora incerto e passivo. Nero dissolvente Quindi affronta il nero: “la metafora dello stato depressivo, confuso, pessimista, dell’informe, del pensiero negativo, amato da tutti i non conformisti che poi rimangono intrappolati nella loro identificazione con il nero, colore inflessibile, ostinato e fondamentalista”. A queste considerazioni aggiunge l’avvertenza che la nigredo è fondamentale, perché provoca quella dissoluzione che rende possibile il cambiamento psicologico. Blu immaginativo Tra il nero e il bianco inserisce il blu, in cui la disposizione esistenziale depressiva del nero si scioglie in tristezza; colore puritano e malinconico, della sobrietà e della saggezza, che rappresenta l’immaginazione. Bianco argento La fase al bianco, albedo, descrive il secondo tipo di bianco, quello connesso all’argento alchemico, corrispondente simbolicamente al cervello (così come l’oro corrisponde al cuore): colore della luna e della follia (in inglese lunacy), della riflessione e della parola. In analisi significa “parlare di ciò che sta avvenendo ora” e rappresenta la transizione dalla fantasia passiva all’immaginazione attiva. Giallo conoscenza La fase al giallo, citrinitas, manifesta: “Il procedere del tempo, quando le cose si corrompono marciscono, si decompongono; è un colore caldo, maleodorante, maschile, attivo. Nell’analisi (psicoanalitica) introduce il dolore della conoscenza e la complicazione delle emozioni”; mentre inteso come oro esprime sentimenti di bontà, integrità, gioia, realizzazione. 4701/14 | Cultura e Scienza del Colore - Color Culture and Science Centralità del percorso Hillman volutamente non giunge alla fase al rosso, la rubedo, il lapis, fase finale dell’opus, che è rossa; krasnyy, come dicono i russi in una unica parola che significa ‘rosso’ e ‘bello’. Infatti dal suo punto di vista “l’importante non è la meta ma è il percorso”, benché citi Jung per il quale la rubedo rappresenta un’attività libidica, un movimento “nella parte infrarossa dello spettro archetipo, dove prevale l’istinto”. Al termine dell’analisi delle fasi alchemiche e dei loro colori Hillman afferma che ciascuna fase è separabile e indipendente da una sequenza temporale, e che la meta è immaginaria e mitica, fuori dal tempo, significativa solo per indirizzare il percorso. In conclusione è un libro appassionato e denso, un erudito concentrato di informazioni, citazioni, rimandi e connessioni, con un ricco apparato di note. A mio parere di non facile lettura, sia per l’argomento, sia per lo stile iperbolico della scrittura, che l’autore adotta per un nuovo metodo psicologico basato sulla “narrazione di storie…amplificandone il volume con somiglianze, parallelismi, analogie”, un somma faticosa di brani e riferimenti scelti “per invitare, sedurre, ammaliare, esaltare e convincere con l’arte della retorica, a volte, con la poesia”.