Cultura e Scienza del Colore - Color Culture and Science 24 Cultura e Scienza del Colore - Color Culture and Science | 03/15 Manlio Brusatin, architetto, storico dell’arte e docente, ha al suo attivo importanti pubblicazioni sul colore, come il fortunato Storia dei colori (1999) tradotto in più lingue. Il suo libro Verde. Storie di un colore è di 124 pagine (cm. 15,5 x 21,5), di cui 16 a colori (in verità impaginate veramente male), è composto da 6 capitoli, la bibliografia e l’indice dei nomi (€ 16,50). Nell’Introduzione leggiamo la sua dichiarazione d’intenti: “Non credo utile scrivere la storia di un solo colore, come è già stato fatto con sbalorditivo successo. Fare la Storia del blu come la Storia del Rosso o la Storia del Nero sono imprese possibili a chi le rende leggibili. Solo per non far sentire la mancanza di una storia del verde (in realtà già annunciata dal Pastoureau. Ndr.), ho pensato di non fare La Storia del Verde, ma alcune brevi storie di un verde vecchio e nuovo, vero o falso che sia”. I sei capitoli non sono suddivisi secondo un argomento specifico ma, come ci ha abituato Brusatin, seguono un disinvolto procedere per associazioni, gremito da dotte citazioni. A cura di Renata Pompas RECENSIONI Manlio Brusatin, Verde. Storie di un colore, Biblioteca Marsilio, Venezia, 2013 Michel Pastoureau, Verde. Storia di un colore, Adriano Salani Editore, Milano, 2013 Il colore verde ha interessato due studiosi, Manlio Brusatin e Michel Pastoureau, che hanno scritto rispettivamente: Verde. Storie di un colore e Verde. Storia di un colore, ingaggiando una strana competizione in cui si sono misurati nei molteplici aspetti del colore più diffuso in natura. RECENSIONI 2503/15 | Cultura e Scienza del Colore - Color Culture and Science RECENSIONI Il Capitolo 1. Il Grande Verde: parte dalla costruzione della città di Nod fabbricata in terracotta rossa da Caino, per descrivere la nostalgia per il perduto giardino del Paradiso terrestre racchiusa in questo colore e allarga il discorso alle diverse ricette medioevali e rinascimentali per preparare il verde destinato alle tintorie, ai mosaici, alle miniature, alle vetrate, alla pittura. Mette in relazione i giochi circensi giustinianei con i colori del calcio e delle nazioni, parla del colore dell’abito, dell’alchimia e dei blasoni. Prende in considerazione il diagramma kircheriano e l’uso liturgico, stabilito da Papa Innocenzo III. Il Capitolo 2. Il cavaliere Verde: prende in considerazione i colori delle fazioni circensi giustinianee, con il loro retroterra politico e ideologico, i colori dello sport, del calcio e dei ‘green tartan’ del golf, per approdare al romanzo cavalleresco del ‘Cavaliere Verde’, assorbito nell’Ordine della Giarrettiera e al verde del battesimo e dell’eucarestia. Il Capitolo 3. La casa verde: assume il sogno cittadino di una casa immersa nel verde che ha attraversato i secoli sin dalla fondazione dell’urbe e la costruzione dei giardini cittadini (italiano, francese, inglese, ispanico, arabo) come proiezione del Paradiso perduto. La Gartenhaus di Goethe nel bosco di Weimar è descritta come il luogo di partenza del viaggio che conduce il poeta attraverso l’Italia, per poi riportarlo a casa. Il Capitolo 4. Le pietre e le terre verdi: affronta gli aspetti misterici del colore a partire dalla ‘Tavola di smeraldo’ di Ermete Trismegisto, raffigurata nel pavimento a intarsio marmoreo del Duomo di Siena; dal leone verde alchemico approda al bizantino ‘Catino di smeraldo’, creduto il piatto o coppa dell’ultima cena ma in realtà fatto di vetro colorato, di cui riportata la composizione, così come per fa per i pigmenti della pittura usati da Bellini, Giorgione e Tiziano per giungere all’antipatia degli Impressionisti per questo colore. Il Capitolo 5. L’abito e la fata verde: a partire dal dal verde tossico delle carte da parati che avvelenò l’esilio di Napoleone, giunge alla combinazione nero/verde dei truci romanzi neogotici, al verde in pittura prima e dopo le teorie di Eugène Chevreul, fino al al colore fin-de-siècle dell’assenzio, “un lampo verde senza commenti”. Il Capitolo 6. Il secol verde: cioè il Novecento, è il secolo crudele che ha esordito nella guerra del 1915 con il gas verdognolo, ha conosciuto lo spirito scoutistico con il suo riferimento letterario nel ‘Libro della giungla’, una nostalgia del verde presente anche all’organizzazione giovanile dei Pionieri sovietici, nella fiaba di Peter Pan, nella leggenda dello Yeti. Nelle città si diffondono i giardini, nella società la penicillina, la canzone dei Pink Floyd, l’ecologia, il verde dell’Islam, quello della Lega e quello della ‘green economy’. Un procedere destrutturato, erudito, ricco di spunti, curioso, dalla scrittura labirintica. RECENSIONI 26 Cultura e Scienza del Colore - Color Culture and Science | 03/15 RECENSIONI Michel Pastoureau, storico francese, specialista della cultura medioevale e della simbologia, da anni si dedica alla storia dei colori nella società occidentale con libri tradotti in più lingue di cui questo è il terzo volume, pubblicato dopo: Blu. Storia di un colore (2002) e Nero. Storia di un colore (2008), a cui seguiranno Rosso e Giallo. Verde. Storia di un colore ha 240 pagine (cm. 23 x 23), tutte a colori con una ricca ricerca iconografica che permette una lettura quasi parallela al testo, è composto da 5 capitoli divisi secondo una progressione cronologica dal neolitico ad oggi, le note e la bibliografia (€ 29,80). Nell’Introduzione Pastoureau dichiara che a tutt’oggi “nessun ricercatore, nessun team è ancora riuscito a proporre un metodo specifico, capace di aiutare la comunità scientifica nello studio del colore (… e che nel suo libro presenterà l’universo dei colori considerandone) il lessico e gli aspetti linguistici, la chimica dei pigmenti, le tecniche di tintura, le forme del vestiario e i codici che le accompagnano, il ruolo del colore nella vita quotidiana, le norme promulgate dalle autorità, gli interventi moralizzatori degli uomini di chiesa, le speculazioni degli uomini di scienza, le elaborazioni degli uomini d’arte”, e a questa schema si attiene. Un colore incerto. Dalle origini all’anno mille: affronta i problemi di produzione e di nominazione del colore verde, riprende il dibattito sugli incerti confini cromatici di tutti i vocaboli del colore, esemplificato dal caso della letteratura greca, passando dai Barbari e dai Romani approda ai giochi circensi, al ruolo della Chiesa (quasi assente nella Bibbia il verde diventa uno dei colori liturgici con Innocenzo III) e dell’Islam. Un colore cortese. XI-XIV secolo: analizza l’importanza simbolica attribuita nel Medioevo al giardino e alle piante, estesa alla primavera e poi traslata nei codici cortesi della gioventù dell’amore e della speranza e nel codice cavalleresco, a cui appartiene la leggenda di Tristano, eroe verde. Un colore pericoloso. XIV-XVI secolo: l’instabilità del verde nella pittura e nella tintura origina – accanto agli altri aspetti simbolici – anche un significato malefico, facendone il colore del diavolo, delle streghe, del veleno e della putrefazione. Nell’araldica viene associato al piombo, a Venere, allo smeraldo, al giovedì e alla Forza; del verde si occupano anche i trattati sui colori e sull’abbigliamento. 2703/15 | Cultura e Scienza del Colore - Color Culture and Science RECENSIONI Un colore secondario. XVI-XIX secolo: partendo dall’iconoclastia protestante analizza il verde nella pittura, nell’abbigliamento, nelle creature soprannaturali delle fiabe, nelle superstizioni, nella pittura; il suo fascino che cattura l’attenzione dei poeti e degli artisti pre-romantici e la sua presenza nella prima coccarda rivoluzionaria del 1789. Un colore tranquillizzante. XIX-XXI secolo: colore di moda durante il Neoclassicismo e presente nella pittura dell’Ottocento, il verde viene disdegnato dalle teorie del colore che privilegiano la triade primaria del blu-rosso-giallo, è screditato dai docenti- artisti della Bauhaus, poi nel Novecento si diffonde un verde, che Pastoureau chiama ‘amministrativo’, negli uffici, nelle farmacie, negli ospedali, nello sport e poi nell’ecologia. Oggi, conclude l’autore, “più che un colore è (diventato) un’ideologia, al secondo posto nelle preferenze dei colori della popolazione europea, dopo il blu”. Un libro imperdibile per chi si interessa alla cultura del colore, con un impianto storico scrupoloso e una scrittura chiara e piacevole.