ecj 6 2009 def:ecj 6 2009v Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. 21 em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, c lin ic a, r ic er ca • A nn o V I n um er o V I • D ic em br e 20 09 • w w w .e cj .it Franca Refatti, Maria Grazia Allegretti*, Amelia Marzano°, Claudio Ramponi^, Enrico Baldantoni** Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso Ospedale di Trento, APSS (Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari) * Direzione Ospedale di Trento APSS ° Servizio Formazione APSS ^ Direttore Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso Ospedale di Trento APSS ** Direttore Ospedale di Trento APSS Il processo formativo del medico neoinserito in Pronto Soccorso L’esperienza dell’Ospedale Santa Chiara di Trento Introduzione Le competenze professionali tecniche, organizza- tive e relazionali sono fondamentali nel condizio- nare gli esiti delle cure, in particolare in Pronto Soccorso, ambiente “turbolento” caratterizzato dall’elevato volume di attività e dalla necessità di assumere decisioni in condizioni di incertezza. Mentre vi sono consolidate esperienze sull’inseri- mento di personale infermieristico, per i medici la tradizione è quella di “imparare a nuotare nell’ac- qua alta”, in altre parole si dà per scontato che la competenza si acquisisca comunque anche se con inevitabili “pedaggi” da pagare. Negli ultimi anni, tuttavia, è maturata la consapevolezza dell’impor- tanza di garantire, anche attraverso un maggior im- pegno nella formazione del personale, livelli ade- guati di sicurezza clinica ed organizzativa nell’ero- gazione delle cure, sia nei confronti dei pazienti, che dei professionisti che le cure attuano. Coerentemente altresì con i principi ed i valori di riferimento dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (APSS) enunciati nel Programma Aziendale di Sviluppo Strategico (PASS) 2009: «...la competenza professionale, l’autonomia, la re- sponsabilità (il rendere conto), la legalità, la traspa- renza, l’imparzialità, la buona amministrazione, la lealtà, lo spirito di servizio, la collaborazione, la con- tinua spinta al miglioramento…» è apparso impor- organizzazione e formazione emergency care journal SINTESI La complessità organizzativa dell’Unità Operativa di Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso dell’Ospedale di Trento e la specificità delle competenze cliniche e relazio- nali necessarie, non supportate finora in Italia da percorsi formativi dedicati di una scuola di specialità, ci ha stimo- lato a costruire un percorso strutturato di inserimento gra- duale del medico neoassunto, che gli dia l’opportunità di essere supportato nel processo di acquisizione delle compe- tenze necessarie per la sicurezza propria e del paziente. Tenuti in debito conto gli aspetti metodologici derivanti dalla teoria dell’apprendimento dell’adulto e in particola- re dell’apprendimento sul campo attraverso la riflessione sull’esperienza, sono state introdotte la figura del tutor e la metodologia del briefing/debriefing, ed è stato predi- sposto un percorso di inserimento che specifica attività, tempi, finalità, opportunità di apprendimento ed un ca- lendario riportante, per ciascun turno, il medico “esper- to” di riferimento. Il percorso, accreditato ECM come for- mazione sul campo, è stato sperimentato e sottoposto al- la valutazione del medico inserito, del direttore del Pronto Soccorso e dei colleghi: sono risultati particolarmente utili gli elenchi delle opportunità di apprendimento e la presenza del tutor quale facilitatore dell’apprendimento e coordinatore del processo. Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. 22 em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, c lin ic a, r ic er ca • A nn o V I n um er o V I • D ic em br e 20 09 • w w w .e cj .it organizzazione e formazione tante supportare il nuovo arrivato offrendogli un percorso di inserimento in linea con le aspettative dei vari attori coinvolti, ovvero i cittadini, l’orga- nizzazione e il professionista stesso. L’APSS ha predisposto una procedura per l’inseri- mento lavorativo dei neoassunti (2007) per i di- pendenti di tutti i profili professionali. Per prima cosa vengono resi disponibili documenti di inte- resse trasversale quali il PASS e quelli relativi al si- stema aziendale di gestione della sicurezza dei la- voratori, alla tutela della privacy ed alla promozio- ne della salute. Successivamente, dopo la descrizione della strut- tura gerarchica ed organizzativa nella quale il di- pendente verrà inserito, effettuata dalla Direzione Medica di Ospedale, si attua la “formazione speci- fica” nell’Unità Operativa di assegnazione. Il momento dell’inserimento dei nuovi medici è espressione di un approccio orientato all’appren- dimento1 che sarà sfondo di tutta la vita lavorativa del dipendente dell’APSS. Questo tipo di approc- cio è ormai ritenuto necessario all’interno delle grandi organizzazioni ed ancor più nell’ambiente sanitario, in cui i risultati dipendono dall’apporto di tutti e dalla condivisione ed integrazione di co- noscenze scientifiche e competenze organizzative, professionali specifiche e relazionali (apprendi- mento organizzativo). Apprendimento organizzativo e learning organization L’APSS si propone di essere un’organizzazione orientata alla valorizzazione delle proprie cono- scenze, all’apprendimento ed al cambiamento con- tinuo, avvalendosi del patrimonio di conoscenze sviluppato e mantenuto nel tempo2, chiarendo che l’apprendimento organizzativo deve essere finaliz- zato all’empowerment dei professionisti che la co- stituiscono3, con un investimento importante nel- la loro formazione. Negli anni ’90 si è delineata una linea di pensiero sui sistemi organizzativi che può essere riassunta nell’affermazione di Quaglino: «…la competitività delle organizzazioni in termini di qualità dei prodot- ti/servizi è funzione diretta delle competenze (cono- scenze, capacità, qualità) possedute dagli attori or- ganizzativi»4. Da qui l’enfasi data all’apprendimento all’interno delle organizzazioni ed al valore della conoscenza, non solo patrimonio del singolo ma dell’organiz- zazione stessa. Il modello proposto è quello della learning organization di Mintzberg5, organizzazio- ne orientata all’apprendimento, vale a dire orga- nizzazione che impara, che incoraggia l’apprendi- mento dei suoi membri. «Le organizzazioni che apprendono sono quelle nelle quali le persone aumentano continuamente la loro ca- pacità di raggiungere i veri risultati cui mirano; nelle quali si stimolano nuovi modi di pensare orientati al- la crescita; nelle quali si lascia libero sfogo alle aspi- razioni collettive, e nelle quali, infine, le persone con- tinuano ad imparare come si apprende insieme»6. Nell’ambiente lavorativo «divengono protagonisti del processo formativo i capi, i colleghi, i collabora- tori, altri attori organizzativi al di fuori della linea gerarchica, i fornitori, i clienti: in altre parole tutti coloro che risultano influenzati dalle prestazioni dei soggetti»4. La learning organization garantisce che l’ambiente di lavoro sia quello in cui, in modo ottimale, pos- sono essere sviluppate le competenze. Molte ed im- prevedibili sono, infatti, le opportunità di sfrutta- re le esperienze che la realtà propone, ma tali espe- rienze fanno crescere, costruiscono competenze se l’organizzazione sa costruire un ambiente in cui il professionista possa farsi coinvolgere, mettersi in gioco ed approfittare dell’esperienza per costruire sapere professionale. Tutorship e metodologie formative La teoria andragogica sviluppata da Malcom Knowles, che negli anni ‘80 riprese il termine an- dragogia definendola «l’arte e la scienza di aiutare gli adulti ad imparare», si basa sull’assunto che gli adulti hanno necessità di essere coinvolti diretta- mente nell’intervento formativo che deve essere centrato sulla vita reale e sui problemi che essa pre- senta, di poter applicare quanto appreso nel bre- ve-medio periodo, di veder riconosciuto e valoriz- zato il loro bagaglio di esperienze7. In altre parole, è necessario utilizzare sia un metodo di ragiona- mento logico-deduttivo, che partendo dalla teoria re-interpreti l’osservazione della realtà, che indut- tivo che riporti le osservazioni della realtà ai mo- delli teorici di riferimento. Questa modalità dedut- tivo-induttiva è propria del metodo scientifico spe- rimentale e ben si adatta alle professioni sanitarie. L’attività formativa, ancorché centrata sull’espe- rienza, deve essere progettata e prevedere una fi- gura che aiuti il discente a riconoscere e compren- dere i processi di apprendimento. Le funzioni che questo “facilitatore dell’apprendimento” deve svol- gere non sono necessariamente legate ad un ruolo di formatore professionista, ma sono riassumibili in una funzione di tutorship che può essere svolta da figure con professioni e mandati istituzionali diversi8. Il medico è chiamato sempre più spesso, anche nel- le corsie di ospedali non universitari, a svolgere funzioni di “insegnamento”, non sempre formaliz- zato, ma che può essere definito attività di tutorag- gio. Questa figura di insegnante dovrebbe posse- dere una vasta gamma di conoscenze, competenze e qualità personali, oltre alla conoscenza di strate- gie di tipo organizzativo e di insegnamento9,10. Le metodologie del briefing e debriefing sono sicu- ramente utili per favorire l’apprendimento parten- do da un’esperienza diretta quale quella che si veri- fica nell’ambiente lavorativo. Sono metodologie molto utilizzate nel campo militare e della prote- zione civile, di solito in occasione di una missione rischiosa: il briefing per la sua preparazione (rice- vere informazioni, riflettere sulle finalità e difficol- tà possibili) ed il debriefing per discuterne poi gli esiti (individuazione di errori, opportunità ed ap- prendimenti strumentali e comunicativo-relazio- nali) 11,12. Materiali e metodi Obiettivi del progetto Il progetto è stato predisposto tenendo conto di tre macro-obiettivi: • acquisizione di strumenti per sapersi orientare nell’organizzazione; • approfondimento e contestualizzazione di com- petenze cliniche; • acquisizione di competenze relazionali. In particolare, si è posta attenzione all’applicazio- ne pratica di linee guida, procedure e protocolli, alla presa in carico del paziente garantendo la con- tinuità delle cure, anche attraverso la condivisione delle informazioni e l’integrazione fra gli operatori delle diverse professioni, all’utilizzo delle attrezza- ture in uso in reparto, dei farmaci e dei presidi dis- ponibili, all’adozione di comportamenti responsa- bili all’interno dell’organizzazione e dell’équipe. Contesto L’esperienza dell’inserimento si è svolta nel PS dell’Ospedale S. Chiara, ospedale principale della Provincia autonoma di Trento. Il S. Chiara è una struttura polispecialistica, dotata di circa 800 po- sti letto, il cui bacino di utenza è stimabile in circa 300.000 persone residenti nell’area di competen- za, ma che, di fatto, risponde, per le problemati- che cliniche più rilevanti, ai bisogni di tutta la Provincia (500.000 residenti ai quali, nei periodi estivo e invernale, si aggiunge un elevato numero di turisti). L’attività si svolge, per i codici bianchi e verdi, ne- gli ambulatori, per i codici gialli e rossi, nell’area urgenza e, per pazienti che richiedono un monito- raggio e/o un trattamento fino a 24 ore, nell’osser- vazione breve (8 posti letto). Progetto Il progetto è stato pensato per professionisti con formazione postuniversitaria non specifica, in ge- nere di tipo internistico o chirurgico, con esperien- ze lavorative diverse, chiamati ad operare in una realtà caratterizzata da imprevedibilità e di incer- tezza, cosa che rende ragione di un progetto carat- terizzato da variabilità nei tempi e nelle modalità di raggiungimento degli obiettivi, ma anche di aper- tura rispetto al tipo di obiettivi, alcuni voluti ed im- prescindibili, altri ottenuti in modo inaspettato.13 Un medico con lunga esperienza lavorativa e for- mato all’attività di tutoring e alla gestione dei brie- fing e debriefing, coordina il percorso e fa da ponte fra il professionista e l’organizzazione; sono indi- viduati inoltre, per ogni inserimento, altri due me- dici “esperti” di riferimento. A supporto del percorso sono stati predisposti: • programma delle attività e dei tempi (variabili e da definire per ciascun professionista), sede di svolgimento (triage, ambulatori, sala urgenze, Osservazione Breve) e finalità (Scheda 1). Ini - zialmente il neo-inserito osserverà le attività, poi lavorerà sotto supervisione e successivamente in autonomia con supporto, se necessario; per cia- scun turno è indicato il medico “esperto”; • due tabelle riportanti le opportunità di appren- dimento che il nuovo inserito si può aspettare dal lavoro negli ambulatori e in sala urgenze; non sono chiuse per poter aggiungere obiettivi “di- menticati” o raggiunti inaspettatamente e preve- dono uno spazio dove i medici “esperti” segna- lano il raggiungimento di ciascun obiettivo e la data di rilevazione (Tabelle 1 e 3); • una tabella con l’elenco delle attrezzature di mag- gior impegno tecnologico da conoscere e saper usare, in particolare prima dell’esperienza in sa- la urgenza (Tabella 2). Esperienza A tutto il 2008 sono stati inseriti tre medici con il progetto predisposto; di seguito si descrive l’inse- Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. 27 em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, c lin ic a, r ic er ca • A nn o V I n um er o V I • D ic em br e 20 09 • w w w .e cj .it organizzazione e formazione Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. 28 em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, c lin ic a, r ic er ca • A nn o V I n um er o V I • D ic em br e 20 09 • w w w .e cj .it organizzazione e formazione Scheda 1 Fasi e tempi, progetto generico che deve essere personalizzato per ciascun inserimento. Attività Finalità Tempi Briefing iniziale Finalità del briefing è la preparazione all’esperienza mediante 1 ora la presentazione del percorso di inserimento, degli aspetti e 30 minuti organizzativi e pratici del contesto, delle sue regole, degli obiettivi e delle performances attese. Istruzione all’uso Presentazione del sistema informatico in uso, SIO, indicazioni sulla 3 ore di strumenti di base modalità di compilazione della cartella e delle principali linee guida Triage Affiancamento ad un infermiere esperto, con la finalità di vedere 1 turno nella pratica le modalità con cui vengono applicate le procedure di 7 ore di triage e con cui vengono assegnati i codici di gravità, è occasione inoltre di confrontarsi con l’attività svolta dal medico individuato per ciascun turno per l’integrazione con l’infermiere rispetto a questa tecnologia. Briefing Preparazione all’esperienza in ambulatorio, presentazione della 20 minuti Tabella 2. Ambulatorio 1 Affiancamento e successiva attività con supervisione del collega orientativamente esperto. L’obiettivo è quello di acquisire abilità organizzative, da 2 a 5 turni comunicative e relazionali contingenti e contestualizzare nella nostra realtà organizzativa le competenze cliniche già possedute. Debriefing Finalità sono trasformare l’esperienza in apprendimento attraverso 1 ora e 30 minuti la riflessione critica, stimolare la riflessione sull’andamento del percorso ed analizzare eventuali incidenti critici, valutare progressi e difficoltà nell’apprendimento, individuare eventuali necessità di approfondimento. Briefing Preparazione all’esperienza in sala urgenza. Presentazione delle 20 minuti Tabelle 2 e 3. Sala urgenze Affiancamento e successiva attività con supervisione del collega orientativamente esperto. L’obiettivo è quello di contestualizzare nella nostra realtà da 2 a 5 turni organizzativa le competenze cliniche già possedute, in particolare per quanto riguarda la presa in carico di pazienti in situazioni di criticità. Debriefing Come nel primo debriefing, stimolando anche la riflessione 1 ora e 30 minuti sulla gestione di singoli pazienti con quadri clinici di particolare peso clinico. Attività autonoma in normale turnistica di PS 1-2 mesi Briefing Preparazione all’esperienza in Osservazione Breve. 20 minuti Osservazione Breve Affiancamento e successiva attività con supervisione del collega 1 turno di 12 ore esperto. L’obiettivo è quello di mettere in evidenza le peculiarità della gestione dei pazienti in Osservazione Breve, essa viene svolta per pazienti che necessitano di alcune ore, al massimo 24, di osservazione clinica e/o trattamento e/o approfondimenti diagnostici, con l’obiettivo di garantire un adeguato studio e trattamento del paziente, evitando un’ospedalizzazione impropria. Devono essere chiare le modalità con cui il percorso assistenziale intraospedaliero può essere accelerato attivando direttamente i servizi specialistici presenti nell’interno dell’ospedale. A conclusione di questo periodo, i pazienti possono essere rinviati a domicilio, ricoverati o trasferiti. Debriefing Opportunità di operare una riflessione rispetto alle competenze 2 ore sviluppate, alla fine del percorso di inserimento. Partendo dalla riflessione sull’esperienza sin qui fatta, evidenziare necessità di approfondimento e le necessità formative prioritarie. Materiale protetto da copyright. 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Infine si sono condivisi il calendario di lavoro e le Tabelle con i relativi obiettivi di apprendimento. L’attività lavorativa si è svolta come descritto nella scheda 1, mentre le fasi e i tempi si sono in parte adat- tati alle necessità esplicitate dal collega (scheda 2); in particolare si sono realizzati due debriefing non programmati, “spontanei”, nel corso dei quali si so- no discussi i casi clinici difficili, rivalutando assieme le cartelle cliniche, riflettendo sulle motivazioni logi- organizzazione e formazione TAB. 1 Possibili opportunità di apprendimento della fase di affiancamento in ambulatorio. Attività Data Firma Commento Utilizzo programma informatico SIO Compilazione cartella clinica Integrazione con l’infermiere e il personale di supporto Integrazione con l’infermiere di triage Presa in cura di pazienti, richiesta di accertamenti, eventuale terapia, dimissione Identificazione dei pazienti da inviare in Osservazione Breve o Osservazione di reparto Diverse modalità di dimissione, in particolare ricoveri e trasferimenti Dimissione di pazienti inviati dal triage in consulenza secondo le modalità fast-track previste Prescrizione di accertamenti alla dimissione secondo i raggruppamenti di attesa omogenei RAO Ricovero in carenza di posti letto in ospedale, procedura ricoveri sovrannumerari, trasferimento in ospedali convenzionati o di distretto Suture Utilizzo DPI (dispositivi di protezione individuale) Procedura in caso di puntura di ago sospetto infetto o contaminazione con liquidi biologici di personale dipendente Certificati INAIL e autorità giudiziaria TAB. 2 Apparecchiature in uso in Pronto Soccorso ed in particolare, in sala urgenza. Attrezzatura Data Firma Commenti Defibrillatore Pacing/cardioversione Monitor Ventilatore CPAP Pompa siringa Ecografo Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. 30 em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, c lin ic a, r ic er ca • A nn o V I n um er o V I • D ic em br e 20 09 • w w w .e cj .it che delle scelte, sulle soluzioni attivate e sulle possi- bili scelte alternative. Dopo i primi due mesi di inse- rimento progressivo ed i due di lavoro autonomo, al neo assunto è stato assegnato il primo turno in Osservazione Breve, considerato momento conclu- sivo del percorso ed inizio della effettiva autonomia. Un debriefing finale è stato utilizzato per ripensare all’intero percorso, in particolare rispetto alle com- petenze sviluppate ed a ulteriori necessità formati- ve. È stata l’occasione per riflettere sul grado di in- organizzazione e formazione TAB. 3 Casi clinici e attività che possono realizzarsi in sala urgenza. Patologia/Linee Guida Data Firma Commenti Arresto cardiaco/ACLS Politrauma/ATLS Shock Insufficienza cardiaca e respiratoria Dolore toracico/TRIPSS Coma Intossicazione Emorragia Addome acuto Ictus Accoglimento paziente in elisuperficie Gestione paziente neurochirurgico ed eventuale trasferimento se necessario Richiesta e somministrazione di emoderivati, consenso informato Decesso, compilazione documentazione, prelievo cornee e tessuti Scheda 2 Percorso del collega che non aveva precedenti esperienze lavorative in Pronto Soccorso. Attività Finalità Tempi Inizio percorso Briefing iniziale 1 ora e 30 minuti Primi 15 giorni Istruzione all’uso di strumenti di base 3 ore Triage: osservazione 1 turno di 7 ore Ambulatorio: osservazione, affiancamento e supervisione 5 turni Debriefing 1 ora e 30 minuti Sala urgenze: osservazione 3 turni 45 giorni Ambulatorio: attività autonoma 29 turni Debriefing spontanei 2 incontri di 1 ora Briefing 20 minuti Prima settimana Sala urgenze: affiancamento e supervisione 3 turni in affiancamento del terzo mese 3 turni con supervisione del collega esperto Debriefing con la presenza del tutor individuale 1 ora e 30 minuti Briefing con la presenza del tutor individuale 20 minuti Terzo e quarto mese Attività autonoma in Pronto Soccorso Circa 2 mesi Inizio del quinto mese Briefing 20 minuti Completamento Osservazione Breve: affiancamento e supervisione 1 turno di 12 ore del percorso Debriefing 2 ore Materiale protetto da copyright. 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Il Direttore, giudicando positivamente il percorso formativo, ha deciso di inserirne la documentazio- ne nel fascicolo di ciascun medico nonché di con- dividerlo con la Direzione di Ospedale “ufficializ- zandolo” in un documento di procedura JCI. Gli altri medici hanno concordato sull’utilità di un percorso strutturato con la definizione di obiettivi di apprendimento e l’identificazione di una figura di coordinamento. Il collega neo assunto ha particolarmente apprez- zato la presenza di una progettualità per il suo in- serimento e si è sentito tranquillizzato dal sentire che l’organizzazione si faceva carico della sua si- curezza oltre che di quella del paziente. Conclusioni L’acquisizione ed il mantenimento delle competen- ze professionali rappresenta un fattore critico per la sicurezza ed in questo ambito la fase di inseri- mento è sicuramente la più significativa perché può condizionare tutte le fasi successive. Nel caso del Pronto Soccorso, che rappresenta un ambito professionale molto delicato, la proposta di un percorso strutturato di inserimento ha incontrato il favore dei col- leghi. La prima esperienza ha evidenziato la necessità di grande elasticità per adeguarsi alle competenze dei nuovi arrivati, molto varie e legate alle loro esperienze prece- denti. È confermata l’utilità degli elenchi delle opportu- nità di apprendimento e delle attrezzature da co- noscere e saper usare; si sono dimostrate utili al tutor, per seguire il percorso del collega, ma so- prattutto al collega stesso che li ha utilizzati quali strumenti di autovalutazione dei propri progressi. Un’ulteriore conferma dell’efficacia formativa del progetto è l’assegnazione, da parte della commis- sione provinciale per la formazione continua, dei crediti ECM come “formazione sul campo”15 (25 per il nuovo inserito e 12 per i medici direttamen- te coinvolti). È emersa la necessità che in reparto vi sia un certo numero di medici in grado di svolgere la funzione di tutor, funzione che, pur richiedendo attitudini personali, non può essere improvvisata e deve es- sere supportata da specifiche competenze; a tal sco- po potrebbe essere utile predisporre momenti di formazione sugli aspetti metodologici dell’educa- zione dell’adulto. Tutto ciò richiede, è innegabile, un forte impegno di risorse, certamente ripagato dallo sviluppo del patrimonio di saperi professionali e dalla garanzia di favorire l’inserimento di un professionista com- petente, con un forte senso di appartenenza e de- terminato a portare il proprio contributo nella vita del gruppo e del reparto stesso. Bibliografia 1. APSS, PASS 2009, Programma Aziendale di Sviluppo Strategico 2005-2009. Trento: Azienda provinciale per i servizi sanitari, 2005. 2. APSS (2007). Bilancio sociale e del capitale intellettuale. 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Considering the me- thodological aspects stemming from the theory of adult learning and, in particular, learning from reflection on fieldwork experiences, the presence of a tutor and the brie- fing/debriefing methodology were given a central position in the program. Activities, timing, goals, learning oppor- tunities were then specified together with a calendar sho- wing the expert physician to refer to for each work shift.The program, accredited as ECM, was tested and pre- sented for evaluation to the newcomers themselves, to the Head of the Emergency Unit and to the expert colleagues, receiving a positive appraisal. Of high value were consi- dered the list of learning opportunities and the presence of a tutor as coordinator of the process. LA PIATTAFORMA E-LEARNING DI CGEMS È ORA DISPONIBILE! 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Per qualsiasi informazione è a Sua disposizione il Servizio Assistenza Clienti all’indirizzo e-mail cgems.clienti@cgems.it o al n. 011.37.57.38. CG Edizioni Medico Scientifiche srl