AcEMC: un anno pieno di sodddisfazioni all’insegna dell'interdisciplinarietà Ivo Casagranda Direttore Dipartimento di Emergenza e Accettazione, ASO Santi Antonio e Biagio e C. Arrigo, Alessandria In questo numero di fine anno ho il piacere di pre- sentare gli abstract dei lavori che sono stati esposti durante il Congresso fondativo dell’AcEMC (Academy of Emergency Medicine and Care), tenutosi a Bologna nei giorni 11-12 marzo 2010 e che ha visto la parteci- pazione di circa 200 persone. Colgo l’occasione dell’editoriale, oltre che per fornire commenti rispetto ai lavori presentati, anche per trac- ciare il bilancio di fine anno dell’attività scientifica del- la nostra neonata Academy. Ma andiamo con ordine. Del Congresso fondativo ricordo, oltre all’abbondante nevicata, l’entusiasmo, in particolare dei giovani colle- ghi, per qualcosa di nuovo che si affacciava sul mondo della medicina d’urgenza. L’idea dell’interdisciplinarietà, del mettere insieme le diverse professionalità che lavorano nel mondo dell’urgenza pareva a tutti un’idea, una proposta da ac- cettare e seguire. Il Congresso è stato in effetti la traduzione del primo articolo del nostro statuto dove il concetto di inter- disciplinarietà è l’elemento motore. Molti sono stati i relatori provenienti da discipline diverse dalla medici- na d’urgenza ma che con essa hanno a che fare e i cui professionisti collaborano con coloro che lavorano nei Pronto Soccorso. In particolare gli interventi dei medici radiologi, di la- boratorio, dei colleghi tossicologi e infettivologi in sin- tonia con quelli dei medici d’urgenza hanno permesso di far raggiungere agli argomenti trattati un elevato livello, anche per il valore aggiunto proprio dell’inter- disciplinarietà. Altri relatori non appartenenti al mondo del Pronto Soccorso ci hanno permesso di comprendere l’apporto che possono fornir altre discipline quali quelle delle scienze sociali o della psicologia, per capire come af- frontare i problemi legati alle organizzazioni comples- se e al rischio di errore connesso all’attività propria della medicina d’urgenza il cui setting, il Pronto Soc- corso, dovrebbe imboccare la strada propria delle high reliability organisations e, in quel contesto, sarebbe opportuno fornire strumenti perché gli operatori sani- tari possano raggiungere la necessaria “mindfulness” nell’esercizio quotidiano della propria professione. Interessante è stato l’apporto dei Direttori di alcune scuole di specializzazione, i cui interventi hanno per- messo di apprezzare gli aspetti di integrazione tra le varie scuole e il mondo dell’emergenza-urgenza. L’ul- tima giornata è stata caratterizzata dalla presentazione dei progetti di ricerca che hanno coinvolto numerosi partecipanti al Congresso e che hanno fatto percepi- re la necessità e l’interesse per la conduzione di studi multicentrici. Infine gli abstract presentati al Congresso e pubblicati in questo numero, pur in gran parte scritti da medi- ci d’urgenza, riflettono la vasta gamma di interessi e tecnologie che la medicina d’urgenza abbraccia, le di- scipline che incrocia e la multidisciplinarietà che essa esprime. Il progredire delle conoscenze nei vari campi della cli- nica e della tecnologia va sempre più ad impattare sui contenuti propri della medicina d’urgenza: basti pen- sare all’ecografia ed al suo ruolo recente di studio e monitoraggio dell’emodinamica. Ragganciandomi a quanto scritto prima riguardo al ruolo di AcEMC nella proposta di progetti di ricerca, non posso non ricordare l’ospitalità che ci è stata data dal prof. Salvatore Di Somma all’interno del I Congres- so dell’Associazione GREAT Italia (Global Research on Acute Conditions Team) tenutosi a Roma nei giorni 19 - 21 ottobre presso l’ospedale S. Andrea. Congresso ricco di cultura scientifica e di relatori riconosciuti a livello internazionale. Molti sono stati i lavori presen- ti da giovani medici clinici e ricercatori che verranno anch’essi pubblicati in uno dei primi numeri di ECJ del prossimo anno. Alla fine di questo Congresso si sono decise due cose importanti: far diventare ECJ or- gano di riferimento di GREAT Italia e organizzare con questa Associazione il Congresso AcEMC 2011. Non ci si era ancora ripresi dalle fatiche del GRE- AT che il 29 ottobre si inaugurava a Saint Vincent il Convegno Nazionale di Studi e Proposte dal titolo “Errore e Responsabilità nelle Organizzazioni Sanita- rie Complesse: Medici, Giuristi, Decisori e Cittadini a confronto, per un processo di cambiamento”, che ha visto la partecipazione di oltre 200 persone prove- nienti da tutt’Italia. Il Convegno era stato preceduto dalla diffusione di un questionario rivolto ai medici dei Pronto Soccorso generali e pediatrici il cui sco- po era quello di rilevare l’atteggiamento dei colleghi dell’urgenza nei riguardi della medicina difensiva. La risposta è stata un vero successo: sono stati restituiti ben 1390 questionari. L’organizzazione, il cui meri- to è da attribuirsi a Massimo Pesenti, all’Ufficio For- emergency care journal editoriale em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, c lin ic a, ric er ca • A nn o V I n um er o 4 • D ic em br e 20 10 • w w w .e cj .it Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. 4 mazione dell’USL della Valle d’Aosta, oltre che alla segreteria AcEMC, è stata perfetta. Le relazioni tutte di ottimo livello hanno ruotato attorno alla presen- tazione dei dati del questionario elaborati dal prof. Maurizio Catino (membro del direttivo AcEMC) e dalla dott.ssa Chiara Locatelli della Facoltà di Socio- logia dell’Università Milano-Bicocca. Tra le relazioni sono state particolarmente apprezzate quelle dei Giu- risti del Centro Federico Stella sulla giustizia penale e la politica criminale dell’Università Sacro Cuore di Milano coordinati dal prof.Gabrio Forti, quella del Presidente FNOMCEO dott. Amedeo Bianco e quelle degli esponenti dell’aeronautica militare e civile gen. Luca Valeriani e comandante Marco Alberti nonchè del prof. Bruno Franchi. Molto interessanti le relazio- ni provenienti dai rappresentati delle istituzioni quali AGENAS (dott. Fulvio Moirano) del Ministero della Salute (dott. Alessandro Ghirardini) e delle associa- zioni come FIASO (dott. Giovanni Monchiero) e di Cittadinanzattiva (dott.ssa Teresa Petrangolini). Il Congresso si è chiuso con la proposta della Carta di Saint Vincent, documento di consenso su errore e responsabilità nelle organizzazioni sanitarie comples- se, pubblicata a seguire. Chiuso questo Congresso si è entrati in pieno nell’organizzazione del Corso di Ma- lattie Infettive per Medici d’Urgenza, organizzato in collaborazione con i medici infettivologi dell’ospedale Spallanzani di Roma e che si è tenuto all’interno del Congresso SIMIT, svoltosi nella capitale dal 24 al 28 novembre. L’obiettivo del corso era quello di fornire uno strumento formativo strutturato sulle emergenze infettivologiche basato su modelli di approccio sin- dromico, di formare i medici d’urgenza sulla gestio- ne medica ed organizzativa delle principali patologie infettive e di conseguire una standardizzazione nella gestione diagnostica ed assistenziale dei pazienti con patologia infettiva che accedono ai PS/DEA. Sono state individuate una serie di condizioni pa- tologiche principali con le quali i medici d’urgenza devono confrontarsi e per le quali ci sembra neces- sario definire modalità di approccio che consentano di operare scelte razionali evitando procedure di me- dicina difensiva e/o che trascurino aspetti importan- ti ai fini di un corretto inquadramento diagnostico. Le sindromi presentate e discusse sono state quella settica, quella neurologica, la sindrome respiratoria e quella gastointestinale. Ciascuna sezione ha visto la partecipazione di un medi- co d’urgenza, di un infettivologo e di un microbiologo. Il corso si è concluso con una relazione sull’utilizzo de- gli antibiotici in Pronto Soccorso e un’altra sulla gestione delle misure di isolamento e la prevenzione dei rischi per il personale. Vanno sottolineate anche la regia e la grande ospitalità offerta dal prof. Giuseppe Ippolito e l’impegno del dott. Fabrizio Palmieri nel coordinare, assieme al sot- toscritto, le varie fasi di preparazione del corso. A questo punto mi sembra giusto concludere ringra- ziando le numerose persone che ci hanno comunicato il loro entusiasmo per la nascita di AcEMC e che han- no partecipato con interesse agli eventi formativi. editoriale em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, c lin ic a, ric er ca • A nn o V I n um er o 4 • D ic em br e 20 10 • w w w .e cj .it Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. 5 La Carta di Saint VinCent documento di consenso su errore e responsabilità nelle organizzazioni sanitarie complesse 1. Apprendere dall'errore. Occorre considerare l'errore in medicina un evento da cui apprendere per evitare che si ripeta e per migliorare la sicurezza del paziente. 2. Consolidare il rapporto di fiducia tra il professionista sanitario e il paziente. Il professionista sanitario, in caso di errore, deve impegnarsi a una comunicazione trasparente nel rispetto della persona coinvolta, dei suoi familiari e del codice deontologico. 3. Superare il mito dell'infallibilità. Occorre considerare la medicina come una scienza che opera in contesti al contempo di profonda conoscenza e di grande incertezza. Il professionista sanitario deve basarsi sul metodo scientifico e sulle prove di efficacia, tenendo conto del consenso informato della persona, evitando comportamenti difensivi. 4. Dalla blame culture alla just culture. In caso di errori involontari, occorre superare la cultura della colpa orientata soltanto ad individuare il colpevole di un evento avverso. è auspicabile promuovere processi di just culture in cui i professionisti siano messi in grado di distinguere i comportamenti accettabili da quelli non accettabili. 5. Promuovere organizzazioni ad alta affidabilità. I sistemi sanitari dovrebbero essere progettati e gestiti secondo i principi di management delle organizzazioni ad alta affidabilità (con alta efficienza, basso tasso di errore, lavoro di team). Occorre favorire lo sviluppo delle non technical skills (abilità cognitive personali e sociali necessarie alla realizzazione di performance sicure), attivando percorsi formativi accademici e istituzionali. 6. Sviluppare sistemi di gestione del rischio clinico. è necessario dotare le organizzazioni sanitarie di strumenti di segnalazione e di gestione che permettano di correggere tempestivamente gli errori, e che siano in grado di costruire barriere difensive capaci di prevenirli. 7. Modificare il sistema normativo. Per consolidare il rapporto di fiducia tra medico e paziente è indispensabile ridisegnare l'attuale modello di attribuzione della responsabilità penale e civile. Una ragionevole limitazione della responsabilità penale del sanitario ai soli eventi avversi realizzati con "colpa grave", accompagnata dall'introduzione di programmi di giustizia riparativa in ambito sanitario e da un riordino delle norme in tema di assicurazione per la responsabilità civile che metta al centro le strutture che erogano prestazioni sanitarie e non i singoli operatori. Ciò consentirebbe di spezzare il circolo vizioso che induce molti sanitari, oggi, ad adottare comportamenti di medicina difensiva.