ECJ_5_07_interni_primaCH.qxp Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. etica e bioetica 39 emergency care journal em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, cli ni ca ,r ice rc a • A nn o III n um er o III • G iu gn o 20 07 • w w w .e cj .it 39 em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, cli ni ca ,r ice rc a • A nn o III n um er o III • O tt ob re 2 00 7 • w w w .e cj .it Introduzione A livello internazionale i termini “contraccezione d’emergenza” o “contraccezione post-coitale” indica- no il ricorso a farmaci o dispositivi intrauterini, che impediscono l’insorgenza di una gravidanza, se utiliz- zati entro i primi 3-5 giorni successivi1,2,3 a un rap- porto sessuale non protetto. Tra i metodi utilizzabili per questa fattispecie, l’OMS raccomanda il ricorso alle cosiddette pillole del gior- no dopo a sola componente progestinica (1,5 mg di Levonorgestrel)1. Si tratta di farmaci sicuri, i cui effet- ti collaterali più frequenti sono rappresentati dalla possibile insorgenza di nausea o vomito2, e non as- sociati né a riduzione del più regolare e sicuro ricor- so ai contraccettivi pre-coitali, né a un aumento dei comportamenti sessuali a rischio3. Nonostante sia riportato, per lo più sulla base di ini- ziali osservazioni4, che le pillole del giorno dopo ini- biscono la fecondazione o l’impianto, l’Organizzazio- ne Mondiale della Sanità ricorda che i preparati a ba- se di Levonorgestrel agiscono prevenendo l’ovulazio- ne, ma non esplicano alcun effetto in fase post-ovu- latoria sull’endometrio o sui livelli di progesterone, né – soprattutto – sono in grado di esplicare alcun tipo di azione una volta avvenuto l’impianto in utero del pre-embrione1. Poiché a livello internazionale si indica l’impianto come momento di inizio della gra- vidanza, questi preparati non vanno considerati abor- tivi, tanto che sono classificati ovunque nel mondo come contraccettivi – analogamente ad altri metodi come lo IUD. Pur essendo un mezzo di prevenzione efficace, otte- nere un ricorso adeguato alle pillole del giorno dopo può non essere agevole per un duplice motivo: da un lato questo metodo garantisce il successo terapeuti- co in più dell’80% dei casi1 solo se assunto nelle pri- me 12-24 ore dal rapporto sessuale, ma è gravato da una perdita significativa di efficacia nelle ore succes- sive1,2,3,5; dall’altro la maggior parte delle richieste si concentra nei weekend e nei giorni festivi e pre-fe- stivi, quando è possibile ottenerne la prescrizione so- DDiivveerrssee ppoossiizziioonnii bbiiooeettiicchhee iinn tteemmaa ddii ccoonnttrraacccceezziioonnee dd’’eemmeerrggeennzzaa Marco Bo Sezione di Medicina Legale, Dipartimento di Anatomia, Farmacologia e Medicina Legale, Università degli Studi di Torino Consulta Laica di Bioetica di Torino SINTESI I contraccettivi d’emergenza, nella fattispecie le pillole del gior- no dopo, sono metodi contraccettivi utilizzati onde evitare l’in- sorgenza di una gravidanza indesiderata dopo un rapporto ses- suale non protetto. L’utilizzo di questi farmaci continua a nu- trire un acceso dibattito bioetico fra soggetti favorevoli e con- trari al loro utilizzo e spinge alcuni professioni sanitari a oppor- re obiezione di coscienza alla loro prescrizione. Fra coloro che sono contrari alla prescrizione vi è chi vi si oppone nell’ambito di un più ampio rifiuto della contraccezione in generale e chi perché le considera assimilabili a degli abortivi. Fra i favorevo- li, invece, alcuni considerano la prescrizione di questi farmaci fondamentale per garantire il rispetto dei diritti fondamentali delle donne, tra cui quello ad auto-determinarsi in ambito ripro- duttivo, altri ne accettano la prescrizione solo in funzione di ri- durre il ricorso delle donne all’IVG. È compito delle strutture del Servizio Sanitario Nazionale garantire un corretto bilanciamen- to fra le opposte esigenze, che tuteli il diritto di accesso effettivo ai servizi da parte dell’utenza. ECJ_5_07_interni_terza.qxp 16-11-2007 9:25 Pagina 39 Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. etica e bioetica 40 em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, cli ni ca ,r ice rc a • A nn o III n um er o V • O tt ob re 2 00 7 • w w w .e cj .it 40 lo presso i servizi di continuità territoriale e i DEA – in Italia, infatti, questi farmaci sono vendibili solo dietro ricetta medica. A questi due elementi sfavore- voli si somma il fatto che parte dei medici operanti in queste strutture spesso si rifiuta di prescriverle, rendendo complesso per le donne assumere questi farmaci in tempo utile e difficile per i servizi di con- tinuità assistenziale garantirne la prescrizione, evitan- do disservizi o discontinuità nell’assistenza medica. Proprio in considerazione dell’influenza che il fe- nomeno dell’obiezione di coscienza esercita sulla ef- fettiva possibilità di ottenere in tempo la dispensa- zione di questi farmaci e del fatto che il DEA è luo- go dove la loro richiesta è frequente, può essere uti- le cercare di analizzare i presupposti etici generali che sono alla base dei diversi comportamenti pre- scrittivi, sulla base di quanto emerge dalla lettera- tura ad oggi disponibile. Contrari alla prescrizione Tra coloro per i quali la richiesta di prescrizione dei contraccettivi d’emergenza comporta dei problemi si possono distinguere in primis due situazioni: in alcu- ni casi, limitati a un numero più ristretto di persone, l’obiezione alla prescrizione è di carattere più gene- rale e collegata con l’obiezione – od opposizione – a ogni forma di contraccezione e di intervento in ambi- to riproduttivo; in altri è, invece, legata alla convin- zione che le pillole del giorno dopo siano di fatto un mezzo assimilabile a un abortivo6. Nel primo caso ci si trova di fronte a un’opposizione netta a qualsiasi metodo che possa in qualche modo interferire con la finalità riproduttiva degli atti sessua- li, portata avanti sia dai farmacisti che si rifiutano di vendere i contraccettivi pre-coitali e i preservativi, sia da parte dei medici che non prescrivono contraccet- tivi ormonali e consigliano solo metodi contraccettivi “naturali”7. Si tratta di una posizione estrema e mino- ritaria, la cui trattazione comporterebbe un’analisi fo- calizzata sull’eticità del ricorso ai contraccettivi in ge- nerale. Poiché non rappresentativa né della maggior parte del dibattito presente in letteratura sui contrac- cettivi d’emergenza, né, probabilmente, delle motiva- zioni principali che portano gli operatori sanitari al rifiuto della loro prescrizione, non ci soffermeremo su di essa, per concentrare il discorso sulla posizione maggiormente espressa, ovvero quella di coloro che considerano questi farmaci degli abortivi. Si tratta di una posizione che dipende per lo più da un mancato riconoscimento • della attuale nozione di gravidanza; • dell’effettivo meccanismo d’azione di questi farmaci8. Per quanto concerne il primo punto, questi autori, non ritengono accettabile la definizione sostenuta dalla comunità scientifica internazionale, che consi- dera l’impianto quale momento di inizio della gravi- danza, ma sostengono che esso vada ricercato nella fecondazione. Perché un tale rifiuto di una definizio- ne internazionalmente accettata? Mentre l’attuale de- finizione parte dal presupposto che solo a partire dal- l’impianto si ha una effettiva unione e simbiosi fra il corpo della donna e l’embrione e hanno inizio le mo- dificazioni ormonali tipiche della gravidanza, essi ri- tengono che non si possa non considerare parte del- la gravidanza il periodo compreso tra la fecondazio- ne e l’impianto, perché anch’essa fase di sviluppo del- l’embrione. La distinzione fra fasi di sviluppo pre-em- brionale ed embrionale, poi, viene considerata artifi- ciosa, perché frutto delle scoperte effettuate in segui- to all’utilizzo delle tecniche di procreazione medical- mente assistita e, quindi, non “naturale”8,9. Sottoli- neano, inoltre, che anche nella pratica clinica, per de- terminare a posteriori la durata della gravidanza non si risale alla data dell’impianto, ma all’ultima me- struazione, cercando di stimare il momento di inizio della fecondazione e che la contraccezione indica il tentativo di evitare la fecondazione, non la gravidan- za8,10. L’attuale definizione di gravidanza viene, quin- di, considerata un tentativo di artificializzare un pro- cesso naturale alla luce dell’intromissione in esso del- la tecnica umana; un voluto equivoco semantico, ot- tenuto mediante una dilatazione del concetto di con- traccezione, che verrebbe estesa alla fase post-coita- le, e di una contrazione di quello di gravidanza8,10, te- so a rendere più accettabile l’utilizzo delle pillole del giorno dopo8. Il maggior problema di questa posizione è che in es- sa il concetto gravidanza viene interpretato in funzio- ne di una certa visione morale e non di dati scientifi- ci. Questi autori, che si rifanno all’etica cattolica uffi- ciale, ritengono, infatti, che l’inizio della gravidanza sia la fecondazione – o il concepimento – perché ve- dono in essa il vero momento di inizio di una nuova vita umana. La fusione dei gameti maschile e femmi- nile rappresenta per loro un punto cruciale, perché porta alla formazione di un’entità nuova, dotata di un proprio patrimonio genetico prima non esitente: un nuovo essere umano10, che deve essere considerato fin dall’inizio – la fecondazione – come una persona. La scelta della fecondazione come cut-off di inizio del- la gravidanza, quindi, dipende dal fatto di rifiutare ogni distinzione fra embrione e pre-embrione, en- trambi considerati come persone e dal definire abor- to “la soppressione del concepito nel corpo della ma- dre”. Se il mancato impianto del pre-embrione è aborto e l’aborto è l’interruzione della gravidanza, al- lora necessariamente la gravidanza deve iniziare con la fecondazione. ECJ_5_07_interni_terza.qxp 16-11-2007 9:25 Pagina 40 Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. etica e bioetica 41 em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, cli ni ca ,r ice rc a • A nn o III n um er o V • O tt ob re 2 00 7 • w w w .e cj .it 41 Anche ammettendo questa ipotesi, essa non è, però, di per sé sufficiente per considerare abortive le pillo- le del giorno dopo, se abbiamo detto che esse agisco- no inibendo l’ovulazione, esattamente come i con- traccettivi pre-coitali. I bioeticisti cattolici che hanno affrontato il problema, pur ammettendo che i con- traccettivi d’emergenza possano agire anche prima della fecondazione, sostengono che questi farmaci abbiano una prevalente azione anti-nidatoria o con- tragestativa, che agiscano, ovvero, prevalentemente inibendo l’impianto in utero del pre-embrione8. Il fatto che questi farmaci possano agire anche in mo- do precoce, inibendo l’ovulazione, non ha alcuna ri- levanza, fintanto che l’azione anti-nidatoria non può essere esclusa in modo certo e indiscutibile: l’uso di questi farmaci resta, quindi, comunque moralmente illecito, non si tratta di contraccettivi veri e propri, ma di abortivi, o quanto meno di contragestativi. Certo la donna nel momento in cui assume il farma- co non sa se sia avvenuta la fecondazione, ma se ne assume il rischio, si assume il rischio, ovvero, di im- pedire l’impianto del pre-embrione che potrebbe es- sersi formato e, così facendo, commette un atto che ha la stessa valenza morale di un aborto. Ciò che con- ta, infatti, non è soltanto che vi sia stata nei fatti un’azione diretta sul pre-embrione, ma che si sia ac- cettato consapevolmente di correre il rischio che ciò potesse accadere. L’atto commesso resta, quindi, mo- ralmente sbagliato poiché anche nel caso in cui non generi conseguenze negative – mancato impianto del pre-embrione – è sorretto da cattive intenzioni – cor- rerne il rischio7,10. Poiché il concepito deve essere considerato fin da subito come se fosse una persona, laddove vi è dubbio circa la sua presenza, si deve agi- re come se esso ci fosse (in dubio pro vita), evitando ogni atto che possa impedirne l’ulteriore sviluppo: in questo caso la contraccezione d’emergenza. In questo secondo caso l’errore è di carattere scienti- fico. Se fino a pochi anni fa poteva esservi una certa incertezza circa il meccanismo d’azione di questi far- maci, che può aver indotto a sopravvalutare l’ipote- si, logicamente plausibile, dell’inibizione dell’impian- to, oggi non si può non considerare il fatto che la let- teratura internazionale non riporti prove concrete a suo sostegno e indichi quale unico meccanismo pro- vato l’inibizione dell’ovulazione, come recepito anche dall’OMS1. Risulta difficile, quindi, poter ancora con- siderare abortivi questi farmaci. È utile, inoltre, ricordare che gli stessi autori ritengo- no che questi farmaci non vengano utilizzati in reali condizioni di emergenza, perché il rischio di gravi- danza in cui le donne si trovano sarebbe conseguen- te a un atto volontario, che comporta rischi prevedi- bili9. Ragionando in questo modo dovremmo sem- pre negare la prescrizione di farmaci a coloro che ne hanno bisogno, se si sono esposti volontariamente ad una situazione di rischio evitabile. Il reale concetto sanitario di emergenza è, invece, diverso e legato alla necessità di agire in fretta per ottenere l’effetto neces- sario, indipendemente dalle ragioni che hanno moti- vato le azioni del paziente. Un ulteriore problema che può indurre a rifiutare la prescrizione è il timore che l’uso dei contraccettivi d’emergenza comporti il rischio che le donne, specie se adolescenti, possano preferire questa forma di con- traccezione al più sicuro e regolare ricorso ai contrac- cettivi pre-coitali, con un conseguente aumento dei comportamenti sessuali a rischio e delle infezioni ses- sualmente trasmesse (IST). Si tratta di un argomen- tare empirico – “teoria del pendio scivoloso” –, che si oppone a un atto per timore di ipotetiche – per quanto plausibili – conseguenze negative, che esso potrebbe causare. La letteratura oggi disponibile smentisce, peraltro, questa ipotesi3 ed evidenzia, in- vece, come la causa più frequente di ricorso a questa fattispecie contraccettiva sia proprio il fallimento nel- l’uso dei contraccettivi pre-coitali, tra cui la rottura del preservativo. Coloro che richiedono un contrac- cettivo d’emergenza, quindi, non abbandonano la contraccezione regolare e pianificata, anche con con- traccettivi barriera e ricorrono a quella post-coitale per lo più in caso di fallimento di quella pre-coitale. Le pillole del giorno dopo vengono, quindi, effetti- vamente utilizzate in casi di emergenza, in cui il fal- limento del primo step contraccettivo mette nelle condizioni di agire in fretta, se si vuole evitare l’insor- genza di una gravidanza non pianificata. Favorevoli alla prescrizione La posizione di coloro che sono favorevoli alla di- spensazione dei contraccettivi d’emergenza è, inve- ce, molto diversa. Essi non considerano questi farma- ci degli abortivi, ma le loro posizioni possono essere sostenute tramite argomentazioni anche molto diffe- renti fra loro. Una prima posizione, ampiamente rappresentata nel- la letteratura scientifica internazionale è quella di co- loro che sottolineano come sia doverosa la prescrizio- ne di questi contraccettivi, perchè mezzo di difesa della salute delle donne e strumento di garanzia dei diritti universali loro attribuiti dalle dichiarazioni in- ternazionali. L’accento viene posto sulla necessità del rispetto effettivo del pluralismo etico, sottolineando come all’interno di una società costituita da cittadini portatori di diversi valori e visioni religiose e filoso- fiche, sia inammissibile che lo Stato, attraverso le pro- prie leggi e politiche pubbliche o l’azione dei propri servizi, imponga un insieme di valori di parte, anche ECJ_5_07_interni_terza.qxp 16-11-2007 9:25 Pagina 41 Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. etica e bioetica 42 em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, cli ni ca ,r ice rc a • A nn o III n um er o V • O tt ob re 2 00 7 • w w w .e cj .it 42 e maggioritaria, poiché si rischierebbe di ridurre si- gnificativamente le possibilità di scelta dei singoli, violando il loro diritto alla libertà di coscienza. Visto sotto questa luce, impedire a una donna di ottenere in tempo utile i contraccettivi post-coitali ostacola il suo diritto di decidere i tempi e i modi in cui realiz- zare, in completa autonomia, le proprie scelte pro- creative, un diritto considerato parallelo a quello alla dignità umana11. Viene ricordato, inoltre, come sia un dovere dello Stato quello di garantire ai singoli di avvalersi del progresso scientifico, garantendo stan- dard di cura evidence based, tra cui figurano anche i contraccettivi post-coitali11. Il mancato rispetto delle diverse posizioni etiche dei propri pazienti e il tenta- tivo di imporre i propri valori sessuali e contraccetti- vi, ricorrendo in modo non giustificato all’obiezione di coscienza, inoltre, comporta, secondo questi au- tori, il rischio di ritornare al tanto deprecato pater- nalismo medico12. Vi è, poi, chi sottolinea che, poiché l’uso di questi far- maci rappresenta un efficace strumento di prevenzio- ne delle gravidanze indesiderate – e, di conseguen- za, dell’IVG – ostacolarne l’uso o la puntuale dispen- sazione rappresenti una palese violazione non solo del principio di autonomia, ma anche dei principi di beneficenza e non maleficienza. A esse si somma una violazione del principio di giustizia: hanno, infatti, maggiore probabilità di vedere negati i propri diritti le donne giovani e quelle che si trovano in condizio- ni di povertà o di disagio, perché meno istruite, me- no in grado di autodeterminarsi sessualmente e di ri- cevere una corretta educazione sessuale. Ne sono esempio le adolescenti, che più di altre si ritrovano nella necessità di ricorrere alla contraccezione d’emergenza, proprio perchè più fragili delle donne adulte, meno libere di dettare regole contraccettive in un rapporto sessuale, o di rifiutarlo. Analogamente l’esercizio dell’obiezione di coscienza in zone rurali o provinciali può esporre seriamente le donne all’im- possibilità di trovare un altro medico disposto a pre- scriverle in tempo utile13. Una argomentazione differente è, invece, quella di coloro che ritengono che, pur restando l’utilizzo del- la contraccezione d’emergenza un fatto da evitare, la sua prescrizione possa essere considerata accettabile, se può concretamente evitare il ricorso all’aborto. Per quanto anche i sostenitori di questa posizione giun- gano ad una conclusione operativa identica alle pre- cedenti – è difficile essere certi che la donna non ri- correrà all’IVG – dal punto di vista dei principi, la motivazione che li spinge è nettamente diversa: qui la scelta è esplicitamente voluta solo in funzione di evi- tare che le donne si auto-determinino verso l’aborto, visto come una conseguenza eticamente più gravosa e sempre da evitare14; non vi è menzione del loro di- ritto all’autodeterminazione in campo sessuale e ri- produttivo. Sebbene anche nella letteratura scientifi- ca internazionale si faccia riferimento al ricorso alla contraccezione d’emergenza come mezzo per evitare l’insorgenza di gravidanze indesiderate o ridurre il ricorso all’aborto volontario, in questo secondo caso la motivazione è differente, ovvero la tutela della sa- lute della donna e del suo diritto ad auto-determinar- si, optando per soluzioni meno gravose e rischiose per sé e per la propria salute. Discussione Come abbiamo visto sin qui, la richiesta di prescrizio- ne delle pillole del giorno dopo può portare a consi- derazioni diverse e a scelte prescrittive personali del tutto opposte. La peculiare situazione di emergenza in cui vengono richieste e la necessità di trovare in fretta un medico prescrivente, inducono, però, a ul- teriori riflessioni circa il ruolo del Sistema Sanitario Nazionale e dei suoi operatori. Il rifiuto di prescrizio- ne può, infatti, generare problemi, se effettuato in modo esteso e non opportuno. Fatto salvo che deve essere garantito, fintanto che è possibile, a ciascuno il diritto di non compiere atti che confliggano con la propria coscienza, nel mo- mento in cui si è operatori sanitari, ciò non deve de- terminare il rischio di impedire all’utenza di ottenere una prestazione prevista: se è lecita l’obiezione, non lo è l’ostruzione. Poiché l’ipotesi che considera abortive le pillole del giorno dopo può essere considerata valida solo ricor- rendo a una peculiare lettura del fenomeno biologi- co, funzionale a una impostazione etica particolare, si può pacificamente comprendere e accettare che ognuno si auto-determini attraverso proprie scelte personali, seguendo un’impostazione morale ampia- mente diffusa e positiva. Non è accettabile che il me- dico cerchi di imporre ai cittadini che richiedono il servizio la propria opinione sfruttando la propria po- sizione dominante. Ne consegue che sarà lecito non prescrivere i contraccettivi d’emergenza solo qualora si possa essere sostituiti in tempo utile da un altro operatore disponibile e che si debba comunque for- nire una corretta informazione su questi farmaci alle donne. Particolare attenzione andrà posta, poi, nel caso in cui la richiesta provenga da donne adolescen- ti, extracomunitarie o appartenenti ad altre fasce de- boli di popolazione, ovvero nelle zone rurali o peri- feriche, in cui è più difficile reperire un altro medico prescrivente. Poiché è noto che un esteso fenomeno di obiezione di coscienza è un serio ostacolo all’ottenimento di que- sti farmaci è opportuno che le diverse strutture oper- ECJ_5_07_interni_terza.qxp 16-11-2007 9:25 Pagina 42 Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. etica e bioetica 43 em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, cli ni ca ,r ice rc a • A nn o III n um er o V • O tt ob re 2 00 7 • w w w .e cj .it 43 ranti la continuità assistenziale siano sensibilizzate ad analizzare il fenomeno nella sua estensione, garanten- do la sostituibilità dei medici obiettori e vigilando sulla effettiva possibilità di ottenere la prescrizione nel rispetto dei diritti dell’utenza. Bibliografia 1. WHO. Levonorgestrel for emergency contraception. Hrp Fact Sheet October 2005. 2. Cheng L, Gulmezoglu AM, Oel CJ et al. Interventions for emer- gency contraception. Cochrane Database Syst Rev 2004; (3): CD001324 (Review). 3. Conard LA, Gold MA. Emergency contraceptive pills: a review of the recent literature. Curr Opin Obstet Gynecol 2004; 16(5): 389- 395 (Review). 4. Trussell J, Ellertson C, Stewart F et al. The role of emergency contra- ception. 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Among people contrary to prescription some oppose to it because of a general refuse of all contraceptive methods, others considering post-morning pills as abortive. Among people supporting prescription, some consider emer- gency contraception necessary to assure fundamental women’s rights, in particular the right to sexual auto-determination, while others prescribe emergency contraception only to avoid a greater demand for abortion. It is up to the Italian National Health Service warranting a correct balance between the two opposite positions, that can protect women’s right of access to health services. ECJ_5_07_interni_terza.qxp 16-11-2007 9:25 Pagina 43