Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. 30 em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, cli ni ca ,r ice rc a • A nn o III n um er o I • F eb br ai o 20 07 • w w w .e cj .it tossicologia e NBCR emergency care journal Introduzione Negli ultimi anni il tema delle scienze forensi è dive- nuto sempre più popolare. Da un lato, letteratura, ci- nema e televisione hanno diffuso un’immagine estre- mamente positiva degli esperti in scienze forensi. Dall’altro, gli organi di informazione hanno portato alla ribalta vicende che inducono a sminuire l’effica- cia di tali discipline. In tempi recenti, il caso di Bran- don Mayfield, che ha messo in dubbio la validità del- le stesse impronte digitali1, ha rianimato il dibattito sull’esistenza o meno di una materia qualificabile co- me scienze forensi. Per alcuni Autori, infatti, le scien- ze forensi sono costituite da un insieme eterogeneo di discipline che hanno come unico elemento in comu- ne un generico riferimento al contesto giuridico di utilizzazione delle informazioni scientifiche. In real- tà, la nascita di nuove materie definibili come “foren- si” consente una riflessione più generale sulla natura delle scienze forensi nel loro complesso. Lo scopo del presente lavoro è quello di illustrare la di- sciplina denominata in lingua inglese microbial foren- sics, di seguito indicata come “microbiologia forense”, mostrando come in essa siano applicati i principi fon- damentali e l’approccio operativo della criminalistica. Le scienze forensi Classificare le scienze forensi non è compito facile. Esistono diverse definizioni e il dibattito sulla natura La Microbiologia forense ed il pericolo del bioterrorismo* (1a parte) Maria Nasso, Francesco Saverio Romolo* Dipartimento Malattie Infettive Parassitarie e Immunomediate, Istituto Superiore di Sanità, Roma *Dipartimento di Medicina Legale, Roma SINTESI Gli attacchi bioterroristici del 2001 con le lettere contenenti an- trace hanno dimostrato che gli agenti patogeni e le tossine pos- sono essere concretamente utilizzati come armi per un attentato terroristico. Per affrontare tali situazioni è nata una nuova di- sciplina nell’ambito delle scienze forensi, definita microbial fo- rensics (microbiologia forense), che contribuisce alle indagini su un crimine eseguito utilizzando un’arma biologica. L’indagine di microbiologia forense si pone l’obiettivo di identificare l’agente patogeno responsabile, come avviene nel caso di un’indagine epi- demiologica, ma con un grado di caratterizzazione molto più ele- vato. In questo caso si procede con un’analisi genetica per cerca- re di individuare univocamente la fonte del patogeno utilizzato, seguendo un approccio comune a tutta la criminalistica, volto a classificare ed eventualmente identificare “le tracce e le cose per- tinenti al reato”. In seguito agli attacchi del 2001 si è effettuata la genotipizzazione del B. anthracis su 8 loci polimorfici VNTR (variable number tandem repeat) con la MLVA (multilocus variable tandem repeat analysis). Recentemente, alcuni grup- pi di ricerca hanno aumentato il numero dei loci a 25, mentre un altro gruppo ha individuato un altro tipo di polimorfismi (SNR, single nucleotide repeat) con un maggiore grado di muta- zione. Il sistema basato sui markers SNRs permette di distingue- re fra isolati batterici che hanno una bassissima variabilità gene- tica e che mostrano un identico genotipo MLVA. *L’impostazione del presente lavoro è frutto di una riflessione comune. Peraltro, i paragrafi primo, secondo, quinto e ottavo sono da attribuirsi a Francesco Saverio Romolo, mentre i paragrafi terzo, quarto, sesto e settimo sono da attribuirsi a Maria Nasso. Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. tossicologia e NBCR 31 em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, cli ni ca ,r ice rc a • A nn o III n um er o I • F eb br ai o 20 07 • w w w .e cj .it stessa delle scienze forensi è ancora aperto. In ter- mini assai generali, possiamo definire le scienze fo- rensi come lo studio di informazioni scientifiche che hanno conseguenze giuridiche. Secondo tale accezio- ne, il contributo delle scienze forensi si riscontra a partire dalla redazione di una norma, come nel caso della CWC (Chemical Weapons Convention) e della BTWC (Biological and Toxin Weapons Convention). In termini più specifici, invece, il contributo delle scien- ze forensi si limita all’applicazione delle norme, sia- no esse penali, civili o amministrative2. In particolare, nel caso di indagini penali, si può par- lare di “criminalistica”, termine elaborato da Gross alla fine del XIX secolo. La criminalistica è basata su un fenomeno denominato “principio di Locard”: il criminale trasferisce tracce sulla scena del crimine e sulla vittima, e dalla scena del crimine e dalla vitti- ma le tracce si trasferiscono sul criminale3. Il lavoro dello specialista parte, dunque, dalla scena del crimi- ne, dove si realizza la prima fase della formazione della prova scientifica. Le fasi successive sono quelle della raccolta, dell’analisi, dell’interpretazione e, fi- nalmente, del dibattimento innanzi al giudice4. Bi- sogna attendere il 1963 per un primo tentativo di de- finizione di criminalistica da parte di Kirk, che la qualifica come “scienza dell’individuazione”5. Più re- centemente, Inman e Rudin hanno approfondito il tema dell’origine della prova scientifica, illustrando come esistano due principi fondamentali sui quali si basa la formazione della prova scientifica: quello che postula la divisibilità della materia6 e il principio di Locard. Quindi, gli specialisti iniziano la propria attività che si realizza in fasi successive a partire dalla scena del crimine. La prima fase è quella della “classificazione”, che consente di determinare la natura di una traccia7, la seconda è quella dell’“identificazione”, che per- mette di risalire alla fonte di una traccia. L’identifi- cazione si realizza attraverso il confronto fra una trac- cia di origine incerta e una di origine certa nel tenta- tivo di determinare se i due elementi del confronto abbiano la stessa origine5,7,8. L’identificazione può portare alla fase successiva di “associazione” di un so- spetto alla scena del crimine, dove è stata rinvenuta la traccia9. La fase conclusiva è quella della ricostru- zione della condotta dell’individuo sospettato dell’at- to criminale7. Nel corso del presente lavoro illustre- remo come anche la microbiologia forense sia fon- data sul principio di Locard e su quello della divisi- bilità della materia e come l’attività degli specialisti in tale disciplina si svolga a partire dalla scena del cri- mine per fasi successive classificando e in seguito identificando elementi di prova, per tentare di asso- ciare un sospetto a un crimine e di ricostruirne la condotta. Ricostruzione storica della guerra biologica e del bioterrorismo Ricostruire la storia dell’uso delle armi biologiche, da un punto di vista scientifico, non è cosa facile, per- ché spesso mancano dati epidemiologici e microbio- logici certi, oltre che conferme storiche sul fatto che aggressioni di questo tipo siano realmente accadute. Sicuramente, nella prospettiva di tale tentativo, non si può prescindere dal distinguere il concetto di guer- ra biologica da quello di bioterrorismo: la guerra bio- logica può essere definita come l’uso deliberato e in- tenzionale di agenti biologici o di loro vettori per danneggiare un nemico mentre il bioterrorismo rap- presenta una forma di terrorismo che prevede l’utiliz- zo sistematico della violenza mediante l’uso o la mi- naccia dell’uso di agenti biologici, per condizionare società o governi nelle loro scelte politiche10. Il termine bioterrorismo nasce negli anni Novanta ed è in questo periodo che si comincia a percepire il fe- nomeno come una minaccia per la salute pubblica. Infatti, è proprio in questi stessi anni che la lettera- tura scientifica comincia a dedicare al terrorismo bio- logico le prime pubblicazioni11,12. Conoscere la storia della guerra biologica è importante perché nella quasi totalità dei casi gli agenti biologici uti- lizzati o utilizzabili per atti bioterroristici furono speri- mentati e allestiti nel passato proprio a scopo belli- co13,14. La guerra biologica trova le sue radici nell’anti- chità. Fra il quattordicesimo e il decimo secolo avanti Cristo, i cacciatori della Papuasia utilizzavano tossine vegetali per rendere velenosa la punta delle loro frecce15. L’intenzionale diffusione di malattie infettive fra le po- polazioni sembra essere largamente responsabile an- che di alcuni episodi che hanno caratterizzato il Me- dio Evo. La peste nera, che si diffuse attraverso il vi- cino oriente in Africa settentrionale e in Europa alla metà del quattordicesimo secolo, rappresentò proba- bilmente il più grande disastro sanitario della storia. Stime prudenti affermano che la sola Europa perse, durante la pandemia, circa trenta milioni di abitan- ti16,17. Molti storici imputano la diffusione di tale pe- stilenza ad un episodio di guerra biologica avvenuto nel 1346, ben documentato in uno scritto di un no- taio piacentino, Gabriele De Mussi, durante l’assedio di Caffa, antico nome della moderna città di Feodos- sja sul Mar Nero18. Caffa costituiva un’importantissi- ma base commerciale per Genova ed era già da tem- po contesa con i mongoli. Nel 1345 la città fu ricon- quistata dagli italiani, ma un’epidemia di peste, che intanto aveva cominciato a diffondersi fra i tartari, for- nì a questi ultimi lo strumento per espugnare la città: i tartari, infatti, catapultarono i cadaveri dei loro com- pagni appestati all’interno delle mura, proprio nella speranza che l’epidemia devastasse la città, ormai in Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. tossicologia e NBCR 32 em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, cli ni ca ,r ice rc a • A nn o III n um er o I • F eb br ai o 20 07 • w w w .e cj .it mano al nemico19,20. La successiva circolazione nei va- ri porti europei dei bastimenti occidentali e dei mari- nai, che vedevano nella fuga l’unica possibilità di scampare all’epidemia, causò il diffondersi rapido del- la pandemia nel Mediterraneo18,21,22. Episodi di guerra biologica costellano anche l’epoca del colonialismo europeo in America: di particolare rilievo risulta essere un episodio avvenuto durante la guerra dei sette anni tra Francia e Inghilterra23,24. Nel 1763, il comandante delle forze britanniche in Nord America, Sir Amherst, donò ai pellerossa, assoldati dai francesi per presidiare Fort Carillon, coperte e fazzoletti infetti che aveva prelevato nel vicino ospe- dale di Fort Pitt, dove era scoppiata un’epidemia di vaiolo, come falso suggello di pace. Fu così che si ve- rificò un’epidemia fra i nativi nella vallata dell’Ohio River, che durò per circa duecento anni25,26. Lo scenario della guerra biologica, però, cambiò com- pletamente a partire dalla seconda metà del dicianno- vesimo secolo, periodo che segnò la nascita della mo- derna microbiologia in seguito alla scoperta di nume- rosi agenti eziologici responsabili delle più importan- ti patologie infettive: Pasteur identificò gli agenti eziologici di carbonchio e rabbia, mentre Koch quel- li di tubercolosi e colera. Nei decenni successivi ven- nero identificati con certezza i microbi responsabili di peste, difterite, tifo e di molte altre malattie infetti- ve27. Paradossalmente, proprio tale vertiginoso pro- gresso in ambito biomedico determinò le basi della moderna guerra biologica. Infatti, parallelamente al- la capacità di identificare agenti eziologici, la nascen- te microbiologia aveva fornito la capacità di isolare agenti patogeni, di moltiplicarli in vitro e di crearne scorte pressoché illimitate. Tali effetti cominciarono a vedersi durante il primo conflitto mondiale16,28. In particolare fu la Germania a sviluppare, per prima, un ambizioso programma di guerra biologica. Nel 1915 fu arrestato un medico te- desco, Anton Dilger, accusato di detenere nella sua ca- sa americana colture cellulari di Bacillus anthracis e Pseudomonas mallei, e di averle consegnate a un portua- le di Baltimora affinché le inoculasse in oltre 3000 ca- pi di cavalli, muli e bovini, destinati al mercato euro- peo29,30. Un caso analogo avvenne circa un anno dopo in Romania per mano di sabotatori tedeschi, che utiliz- zarono gli stessi patogeni per infettare greggi di pecore destinati all’esportazione verso l’Impero Russo31. In seguito a questi e ad altri episodi, al termine della Prima Guerra Mondiale, la neonata Società delle Na- zioni si trovò costretta a regolamentare l’uso delle ar- mi non convenzionali, principalmente quelle chimi- che, che avevano mostrato per la prima volta le loro potenzialità. L’atto conclusivo dell’opera diplomatica fu rappresentato dal Protocollo di Ginevra, redatto il 17 giugno 1925, che proibiva l’uso di armi chimiche. Su iniziativa della Polonia furono aggiunte le armi bio- logiche, ma il trattato non proibiva né la ricerca di ba- se né la produzione, il possesso e lo stoccaggio32. Durante la Seconda Guerra Mondiale molte furono le nazioni belligeranti che svilupparono la ricerca e la produzione di armi biologiche, in particolare il Giappone19. Furono, infatti, proprio i giapponesi, sotto la guida dell’ufficiale medico dell’esercito im- periale giapponese, Shiro Ishii, a organizzare duran- te la guerra fra Cina e Giappone una speciale sezione dell’esercito, l’Unità 731, destinata a sperimentare le potenzialità delle armi biologiche. Ishii era un eccel- lente microbiologo e divenne, dopo qualche anno, il protagonista della guerra biologica giapponese. Il principale metodo di ricerca fu rappresentato dall’in- fezione di cavie umane (i prigionieri cinesi), utiliz- zando come patogeni infettanti Bacillus anthracis, Neisseria meningitidis, Shigella spp, Vibrio cholerae e Yersinia pestis17,33. Migliaia di cittadini cinesi moriro- no in seguito a ripetute epidemie causate da tali agen- ti34. Intanto gli Stati Uniti, avendo cominciato un programma di ricerca sulle armi biologiche solo più tardi, nel 1943, si impadronirono dei frutti delle ri- cerche dell’Unità 731, avviando il loro programma di ricerca biologica, che conobbe un grande svilup- po durante la Guerra Fredda, e determinando l’insab- biamento delle indagini sui crimini compiuti da Ishii35. In particolare, alcune ricerche condotte da due professori dell’Università di Toronto, Stephen Endicott ed Edward Hagerman, riportano che nel 1950, quando le truppe cinesi entrarono in guerra a fianco della Corea del Nord, gli Stati Uniti avviaro- no, sotto la supervisione dell’aviazione, un program- ma urgente (crash program) su nuove armi anti-uo- mo36. Sembra che, in base a un accordo con Gran Bretagna e Canada, stessero lavorando alla creazione di insetti-vettore e al metodo migliore per diffonder- li; tutto questo sarebbe avvenuto a Fort Detrick, cen- tro della ricerca sulle armi non convenzionali dal 1942 al 1969, anno in cui il presidente Nixon ne de- cretò la chiusura23,37,38. I militari cinesi pubblicarono alla fine del febbraio 1952 un rapporto dove dichiararono l’insorgenza di focolai di malattie insolite. Tra le più gravi, un’epide- mia di encefalite tossica acuta durante tutto il marzo 1952 in tre città nel cuore della Cina industriale, nel- la provincia del Liaoning, al confine con la Corea. L’encefalite, propagata dalle zecche, non era scono- sciuta, ma quel tipo di encefalite sembrò diversa da quelle già note e, probabilmente, non fu causata da punture di insetti36. Fu alla fine degli anni Sessanta che i Paesi occidentali decisero di interrompere la corsa allo sviluppo e alla produzione di armi biologiche, poiché si cominciò a percepire la forte imprevedibilità degli effetti di tali ar- Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. tossicologia e NBCR 33 em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, cli ni ca ,r ice rc a • A nn o III n um er o I • F eb br ai o 20 07 • w w w .e cj .it mi. Si decise inoltre di rompere il legame tra armi chi- miche e armi biologiche che era esistito fino ad allo- ra, proponendo un trattato per l’eliminazione delle so- le armi biologiche32. Nel 1972 si firmò la Convenzio- ne per il divieto della messa a punto, fabbricazione e stoccaggio delle armi biologiche e delle tossine, nota come Biological and Toxin Weapons Convention39. Tuttavia la BTWC si dimostrò nel tempo uno stru- mento poco efficace a causa della mancanza di una se- vera strategia di controllo e verifica32. Ad esempio, l’Unione Sovietica fu accusata di aver usato armi bio- logiche sul campo anche dopo la firma della Conven- zione, fra il 1975 e il 1983, durante gli attacchi a Laos e Cambogia. Secondo fonti americane, furono sparsi da aeroplani ed elicotteri aerosols colorati (yellow rain) che determinarono molte vittime40. Sembra che si stesse sperimentando un nuovo agente biologico estremamente potente del tipo delle micotossine T241. Ma la prova inconfutabile del fatto che i sovietici sta- vano continuando la loro ricerca biologica arrivò in seguito all’incidente del 1979, in cui un’esplosione nello stabilimento di Sverdlovsk provocò il rilascio di una grande quantità di spore di antrace42. Nei giorni seguenti tra la popolazione scoppiò un’epidemia di carbonchio; le persone colpite furono circa 90, i mor- ti più di 70. Solo nel 1992 il presidente Eltsin dichia- rò la vera causa dell’epidemia, ossia l’accidentale ri- lascio di spore di antrace utilizzate in un programma di studio sulle armi biologiche42-44. Dopo questo epi- sodio i ricercatori russi del laboratorio di Sverdlovsk ricevettero l’ordine di smaltire le scorte dei batteri di antrace accumulate fino a quel momento. Nella pri- mavera del 1988 vennero sotterrate nell’isola di Vo- zrozhdeniye, nel Mare d’Aral, centinaia di tonnellate di polveri di antrace chiuse dentro contenitori d’ac- ciaio inossidabile. L’isola è quindi divenuta il più grande luogo di sepoltura dell’antrace nel mondo. Gli scienziati sovietici, sfruttando l’isolamento del luo- go, ne avevano fatto la base per lo studio e il perfezio- namento di armi biologiche, studiando principal- mente la resistenza agli antibiotici degli agenti eziolo- gici di peste, tularemia e brucellosi. Il Lago d’Aral, che bagna le terre del Kazakistan e dell’Uzbekistan, negli anni Sessanta era considerato il quarto mare in- terno più grande del mondo. Oggi è ridotto a circa la metà delle sue originarie dimensioni, mentre l’iso- la di Vozrozhdeniye è divenuta un deserto che sta av- vicinandosi sempre più alla terra circostante45. C’è dunque un alto pericolo di riemersione degli agenti biologici seppelliti dai sovietici, poiché si potrebbe creare un passaggio per insetti, roditori e rettili e, quindi, una possibile via di infezione per la popola- zione kazaka. Il 97% delle donne della regione soffre di anemia e molti bambini nascono con gravi mal- formazioni o deficit genetici. La mortalità infantile è dell’80 per mille, dieci volte più di quella italiana, mentre sono in continua crescita la febbre tifoide, la tubercolosi, l’epatite virale e il cancro dell’esofa- go45,46. Molte spore, infatti, nonostante i trattamenti subiti con la candeggina, sono ancora vive e quindi potenzialmente letali47. Fu negli anni Ottanta che l’utilizzo di agenti biologi- ci a scopo offensivo passò dall’ambito prettamente militare a quello bioterroristico da parte di gruppi di persone appartenenti a varie sette politico-religiose, responsabili di episodi di contagio. Nel 1984 alcuni adepti della setta dei devoti del cul- to indiano di Rajaneeshee diffusero la Salmonella ty- phimurium nei salad bar dell’Oregon, provocando un’epidemia con oltre 750 casi di tossinfezione, dei quali 45 così gravi da richiedere ospedalizza- zione11,48. La setta religiosa giapponese degli Aum Shinrikyo, guidata da Soho Asahara, divenne tristemente nota per l’attentato con il gas nervino Sarin nella metro- politana di Tokyo nel 1995, nel quale morirono do- dici persone e ne rimasero intossicate migliaia49-53. Lo stesso gruppo aveva realizzato un attacco con Sarin nella città di Matsumoto l’anno precedente, causando 7 decessi54,55. Aveva, inoltre, programmato un altro attentato a Tokyo con la tossina botulinica contenuta all’interno di tre valigie abbandonate; l’attentato non ebbe effetto, poiché un membro della setta aveva so- stituito la tossina con materiale non pericoloso56. Nel 1993 alcuni membri della stessa setta avevano aero- solizzato spore di B. anthracis sulla città di Kameido. Il ceppo batterico utilizzato per l’attentato era lo stes- so impiegato in Giappone per la profilassi animale contro il carbonchio57. Per quanto riguarda invece gli Stati Uniti, ricordia- mo l’arresto, nel maggio del 1995, di Larry Harris, un tecnico di laboratorio dell’Ohio facente parte dell’or- ganizzazione estremista Aryan Nation. Una settimana prima era riuscito ad acquistare per posta da una so- cietà di forniture biomediche, l’American Type Cultu- re Collection di Rockville, tre fiale contenenti Yersinia pestis. Qualche mese dopo Harris, condannato a una blanda pena per frode postale, venne rimesso in liber- tà poiché il tribunale credette alla sua versione, se- condo la quale stava effettuando ricerche per neutra- lizzare ratti iracheni, che, secondo lui, erano stati in- fettati con la peste dagli scienziati di Saddam Hussein e introdotti negli Stati Uniti58. Dopo questo episodio, l’acquisto e lo spostamento di agenti patogeni in America furono sottoposti a un ri- gido controllo affidato ai Centers for Disease Control and Prevention (CDCs)59. Il principale dei provvedi- menti adottati per controllare il mercato di agenti bio- logici fu rappresentato dall’Antiterrorist and Effective Death Penalty Act (AEDPA), proposto proprio dai Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. tossicologia e NBCR 34 em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, cli ni ca ,r ice rc a • A nn o III n um er o I • F eb br ai o 20 07 • w w w .e cj .it TAB. 1 Episodi significativi di guerra biologica e bioterrorismo dall’antichità ai giorni nostri. Il simbolo / indica dati man- canti dovuti alla scarsità di riscontri storici circa l’avvenimento. Epoca, luogo, autori Mezzi Agente biologico Vittime 1400-1000 a.C. Frecce avvelenate Tossine vegetali / Papuasia Cacciatori magdeliani 1346 Cadaveri appestati Yersinia pestis 30 milioni di vittime Città di Caffa in Europa, Africa Tartari e Vicino Oriente 1763 Coperte e fazzoletti infetti Variola major Epidemia che colpì Guerra dei sette anni donati ai nativi d’America Ohio River e durò Inglesi che presidiavano Fort Carillon 200 anni per conto dei francesi 1915-1916 Cavalli, muli, bovini e pecore Bacillus anthracis, / Prima Guerra Mondiale destinati al mercato europeo Pseudomonas mallei Tedeschi e russo 1930-1945 Cavie umane (prigionieri cinesi) Bacillus anthracis, Alcune migliaia Guerra Cina-Giappone usati per la sperimentazione Neisseria mening., Giapponesi di nuovi agenti infettanti Shigella spp., Vibrio cholerae, Yersinia pestis 1950-1953 Insetti-vettore Encefalite tossica Centinaia Guerra di Corea Stati Uniti 1975-1983 Aereosol (yellow rain) Micotossina T2 Centinaia Attacchi contro Laos e Cambogia Unione Sovietica 1984 Cibo contaminato nei salad bar Salmonella typhimurium 750 Oregon Setta di Rajaneeshee 1988 Contenitori pieni di spore Bacillus anthracis 66 Isola di Vozrozhdeniye di Bacillus anthracis prodotti nel Mare d’Aral a Sverdlovsk fino al 1979 Unione Sovietica Manipolazione di diversi Yersinia pestis, / ceppi batterici per migliorare Variola major, la resistenza agli antibiotici Francisella tular. 1992 Soccorso umanitario alle Ebola / Zaire popolazioni colpite da Aum Shinrikyo un’epidemia del virus Ebola per procurarsi il virus a scopo bioterroristico 1995 Valigie contenenti tossine Tossina botulinica Nessuna Tokyo rimossa da un Aum Shinrikyo adepto “pentito” 1996 Focaccine contaminate Shigella dysenteriae 12 Saint Paul Hospital, Texas con brodocoltura Diane Thompson 2001 Lettere inviate attraverso il Bacillus anthracis 22 (5 morti) Stati Uniti servizio postale contenenti spore Materiale protetto da copyright. Non fotocopiare o distribuire elettronicamente senza l’autorizzazione scritta dell’editore. tossicologia e NBCR 35 em er ge nc y ca re jo ur na l - o rg an iz za zi on e, cli ni ca ,r ice rc a • A nn o III n um er o I • F eb br ai o 20 07 • w w w .e cj .it CDCs e approvato nel 1996 dal Congresso statuni- tense, che regolamentò il trasporto e la vendita di bat- teri, virus, funghi e tossine60,61. Un altro episodio si verificò in Texas nel 1996, al- l’ospedale Saint Paul, dove Diane Thompson, un tec- nico di laboratorio, contaminò due scatole di focacci- ne con una brodocoltura di Shigella dysenteriae, invi- tando i colleghi ad assaggiarle; tutte le dodici perso- ne che avevano accettato l’invito si ammalarono e quattro dovettero essere ospedalizzate62,63. La colpe- vole fu processata e condannata a venti anni di re- clusione15,62. L’emergenza bioterrorismo divenne, però, di portata mondiale e con un forte impatto sull’opinione pub- blica a seguito degli attacchi all’antrace del 2001, po- chi giorni dopo gli attentati alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre64. Vennero inviate una serie di lettere contenenti spore del Bacillus anthracis e il 4 ottobre venne registrato il primo caso di contagio di un uomo nella contea di Palm Beach con la diagnosi di carbonchio polmonare, una malattia che negli Sta- ti Uniti non si segnalava dal 197565-68. Fino al 20 no- vembre successivo furono identificati 22 casi di infe- zione che compresero 11 casi di contaminazione per via inalatoria, di cui 5 mortali67,69,70. Scattò immediatamente la caccia all’untore che per mesi paralizzò l’opinione pubblica, senza che ancora oggi siano stati individuati i responsabili. Nella Tabella 1 sono schematizzati gli episodi signi- ficativi di guerra biologica e bioterrorismo dall’anti- chità ai giorni nostri. Bibliografia 1. Cole SA. 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It is a new scientific discipline dedi- cated to collect and analyze microbiological evidence from a scene of crime. In addition to collecting and analyzing traditio- nal forensic evidences, the microbial forensic investigation will at- tempt to determine the identity of the causal agent, as so as epi- demiologic investigation, but with higher-resolution characteri- zation. The tools for a successful attribution include genetically based-assays to determine the exact strain of isolate, aiming the individualization of the source of the pathogen used in a bio- logical weapon. Following the 2001 anthrax attacks, genotyping of B. anthracis was done on 8 variable number tandem repeats loci (VNTR polymorphisms), with multilocus variable num- ber tandem repeats (MLVA) method. In recent years some re- search groups have increased the VNTR markers number to 25 loci, while other groups have identified single nucleotide repeat (SNR) polymorphisms, which display very high mutation rates. SNR marker system allows the distinguishing of isolates with ex- tremely low levels of genetic diversity within the same MLVA genotype.