E-JournALL, EuroAmerican Journal of Applied Linguistics and Languages Volume 11, Issue 1, June 2024, pages 63-67 ISSN 2376-905X http://doi.org/10.21283/2376905X.1.11.1.3122 www.e-journall.org © Branciari 2024. This work is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License. Recensione: Cox, Sarah (2023). Meeting the needs of reunited refugee families. An ecological, multilingual approach to language learning. Multilingual Matters. FRANCESCA ROMANA BRANCIARI Università per Strànieri di Sienà Book review Received 5 May 2024; accepted 15 May 2024 ABSTRACT IT Meeting the needs of reunited refugee families. An ecological, multilingual approach to language learning di Sarah Cox analizza la situazione dei rifugiati in Scozia, con un focus sulla figura della donna neoarrivata. Partendo dall’esperienza in due precedenti casi studio in Galles e Germania, la ricerca esplora le sfide linguistiche e pratiche delle donne rifugiate appena arrivate nel Regno Unito in seguito a ricongiungimento familiare. Il volume dimostra come la combinazione dell’approccio ecologico a quello decoloniale alle strategie di translanguaging possa essere efficace ed apprezzato dalle famiglie di rifugiati nei loro primi momenti in un nuovo Pese. Il volume costituisce un’esplorazione di ciò che significa davvero partire dal “day one”, esplorando l'integrazione, l'apprendimento linguistico e la solidarietà in modo approfondito e coinvolgente. Parole chiave: MULTILINGUISMO, TRANSLANGUAGING, APPROCCIO ECOLOGICO, RIFUGIATI, SCOZIA EN Meeting the needs of reunited refugee families: An ecological, multilingual approach to language learning by Sarah Cox analyses the situation of refugees in Scotland, with a focus on newly arrived women. Drawing from the experience of two previous case studies in Wales and Germany, the research explores the linguistic and practical challenges faced by newly arrived refugee women in the UK following family reunification. The volume demonstrates how the combination of an ecological, decolonial approach, and translanguaging strategies can be effective and appreciated by refugee families in their early days in a new country. The volume constitutes an exploration of what it truly means to start from "day one," delving into integration, language learning, and solidarity in a comprehensive and engaging manner. Key words: MULTILINGUALISM, TRANSLANGUAGING, ECOLOGICAL APPROACH, REFUGEES, SCOTLAND ES Meeting the needs of reunited refugee families: an ecological, multilingual approach to Language Learning de Sarah Cox analiza la situación de los refugiados en Escocia, con un enfoque en las mujeres recién llegadas. Basándose en la experiencia de dos estudios de caso anteriores en Gales y Alemania, la investigación explora los desafíos lingüísticos y prácticos que enfrentan las mujeres refugiadas recién llegadas al Reino Unido después de la reunificación familiar. El volumen demuestra cómo la combinación de un enfoque ecológico, decolonial y estrategias de translenguaje puede ser efectiva y apreciada por las familias refugiadas en sus primeros días en un nuevo país. El volumen constituye una exploración de lo que realmente significa comenzar desde el "día uno", profundizando en la integración, el aprendizaje de idiomas y la solidaridad de manera integral y atractiva. Palabras clave: MULTILINGÜISMO, TRANSLENGUAJE, ENFOQUE ECOLÓGICO, REFUGIADOS, ESCOCIA  Francesca Branciari, Università per Strànieri di Sienà f.branciari@studenti.unistrasi.it BRANCIARI E-JournALL, 11(1) (2024), pp. 63-67 64 Il volume Meeting the Needs of Reunited Refugee Families. An Ecological, Multilingual Approach to Language Learning di Sarah Cox esplora la situazione dei rifugiati in Scozia, concentrandosi in particolare sulla figurà dellà donnà. Pàrtendo dà due càsi studio precedenti, in Gàlles e Germànià, l’àutrice presentà il càso di un corso di cinque mesi di inglese lingua straniera (ESOL – English for Speakers of Other Languages), che lei stessa conduce, nella città di Glasgow. Lo studio si inserisce durante le prime settimane di ambientamento di un gruppo di donne rifugiate, arrivate in Scozia a seguito di ricongiungimento familiare, mettendo in luce le loro sfide linguistiche e pratiche nella vita di tutti i giorni. La Scozia costituisce un territorio interessante poiché, nonostante sia un Paese le cui strategie di integrazione accolgono e valorizzano le lingue minoritarie, le classi ESOL sono tenute quasi esclusivamente attraverso una pedagogia monolingue, che mette al centro la lingua inglese e crea intorno a sé delle inevitabili lacune. Combinando un approccio decoloniale (Phipps, 2019; Smith, 1999) con il Critical Partecipatory Action Research (CPAR) e il traslanguaging (Blackledge & Creese, 2010; García & Li, 2014), la ricercatrice, qui con la duplice veste di insegnante, crea un ambiente multilingue restituendoci una visione unica sui primi momenti delle donne appena arrivate nel Paese. Il volume è diviso in tre sezioni: la prima, dal primo al quarto capitolo, fornisce il quadro teorico di riferimento, ma anche il contesto in cui si inserisce la ricerca esplorando due casi di studio precedenti che hanno costituito la base e il retroscena del caso in Scozia; la seconda parte, che comprende il quinto capitolo, introduce il caso di studio in Scozia mettendo in risalto la co-costruzione e l’impiego dell’àpproccio ecologico e multilingue; la terza e ultima parte restituisce i risultati dello studio attraverso le tre ecologie: relationship, place e language/languaging. Il primo capitolo definisce il contesto migratorio del Regno Unito, il suo ruolo nella crisi mondiale dell’àccoglienzà del 2015/2016 e là nàrràzione che il governo e i medià britànnici hànno portàto àvànti rispetto àllà “crisi dei rifugiàti” nel Pàese. Là narrativa anti-rifugiati non fa altro che alimentare sentimenti di razzismo e pensieri anti-immigràzione, creàndo un àmbiente ostile àll’inserimento dei rifugiàti stessi. Inoltre, i dati sulla presenza di rifugiati nel Regno Unito, se paragonati a quelli di altri paesi europei, sono notevolmente inferiori, come dimostrano i 400.000 richiedenti asilo in Germania nel 2015, a fronte dei 40.000 in UK. Tuttavia, la creazione di un ambiente ostile è stata possibile poiché alimentata in un momento in cui il tema dell’immigràzione dominàvà là nàrràzione pubblicà, fàcendo sì che il discorso sull’immigràzione e là necessità di contenerlà diventàsse un temà cruciàle per il governo. Dà qui ànche l’ideà del monolinguismo come strumento di coesione, come necessità per gli immigrati per potersi integrare nella società. Tale politica si discosta molto da quella scozzese, aperta alla pluralità di lingue e culture. Lo dimostra anche la scelta di utilizzare il termine New Scots (nuovi scozzesi) per designare i nuovi arrivati, che si dimostra essere molto più inclusivo e meno stigmàtizzànte di “rifugiàto” o “richiedente àsilo”. L’inclusività viene rispecchiàtà nellà politicà linguistica scozzese, la quale prevede la condivisione delle lingue di origine con la comunità ospitante (Scottish Government, 2018) e l’importànzà di màntenere là linguà d’origine nelle generazioni successive. Il capitolo due presenta il quadro teorico di riferimento che fa da sfondo alla ricerca, costituito da quattro aree fondamentali: ecologia linguistica, multilinguismo, translanguaging e identità nell’àpprendimento delle lingue. L’àpproccio ecologico scelto dàllà ricercàtrice permette di collegàre l’àpprendimento dellà linguà con il processo di integrazione nel contesto fisico di Glasgow, città che di per sé costituisce un ambiente superdiverso, favorevole ad esplorare un approccio di questo tipo e a sondare le possibilità del translanguaging, pràticà àncorà poco sistemàticà in questi contesti. Difàtti, l’àpproccio ecologico, che fa da sfondo allo studio, si basa su due elementi chiave: la relazione lingua-àmbiente e l’interàzione trà le lingue nellà mente (Haugen, 1972). A partire da questi due elementi intriseci nella definizione di approccio ecologico, l’àutrice dimostrà come questo si collegà perfettàmente con approcci multilingui e di translanguaging. L’àpproccio ecologico mette in relàzione l’àpprendimento di una lingua al contesto fisico circostante, sottolineàndo l’importànzà dell’interàzione internà delle lingue nei pàrlànti multilingui. Si tràttà, dunque, di un approccio interdisciplinare e olistico, in cui la lingua è vista come indissolubilmente legata àll’àmbiente fisico e ai suoi utenti. Un approccio che non va considerato separatamente dagli altri, ma complementare ad altri àpprocci pluràli. Inoltre, vàlorizzàndo le lingue d’origine e includendole nel processo di àpprendimento in maniera significativa, il translanguaging contribuisce allo sviluppo di una solida identità multilingue. Il terzo capitolo è dedicato a delineare il modo in cui i principi chiave della letteratura hanno configurato il disegno della ricerca e come la ricercatrice ha implementato un approccio ecologico multilingue all'apprendimento delle lingue all'interno del contesto di insegnamento. La ricerca è inquadrata come una spiràle iteràtivà di ricercà di àzione pàrtecipàtivà criticà (CPAR), unà sceltà che si àdàttà àll’àpproccio decoloniale e che si sviluppa attorno alla ripetizione del processo plan-act-observe-reflect (pianifica, agisci, RECENSIONE: MEETING THE NEEDS OF REUNITED REFUGEE FAMILIES 65 E-JournALL, 11(1) (2024), pp. 63-67 osservà, rifletti). In questo càpitolo l’àutrice identificà lo scopo dellà ricercà, definisce le domànde di ricercà che guiderànno il proseguo del làvoro, esplicitàndone le diverse fàsi. Le domànde che guidàno l’intero studio sono: 1) Cosa possiamo apprendere dal supporto all'apprendimento linguistico per i rifugiati nei casi di Galles e Germania e come questo apprendimento può essere applicato al contesto scozzese? 2) In quale modo possiamo supportare meglio le famiglie rifugiate riunite in Scozia attraverso un approccio ecologico e multilingue all'apprendimento delle lingue? 3) Quale significato ha questo approccio in termini di identità, potere e dominio dell'inglese all'interno del processo di apprendimento della lingua? Dalle domande di ricerca si evince come l’obiettivo dellà ricercàtrice non sià esclusivàmente quello dell’àpplicàzione dell’àpproccio ecologico multilingue, affrontando il divario tra politica, teoria e pratica, ma intende spingersi oltre. Andando a combinare questo approccio con quelli messi in luce precedentemente, la ricerca vuole migliorare la collaborazione con le donne rifugiate, consentendo loro di svolgere un ruolo più attivo nel processo di apprendimento della lingua inglese. Le quattro fasi fondamentali in cui è articolata la ricerca sono: 1) Interviste con specialisti del settore in Galles, visita al BRC di Newport e osservazione lezione ESOL; 2) Interviste con specialisti del settore in Germania, visita al GRC di Francoforte e osservazione lezione di tedesco L2; 3) Studio pilota a Glasgow; 4) Studio principale a Glasgow. Il quarto capitolo concentra l’àttenzione sui primi due momenti dellà ricercà in Gàlles e in Germànià, confrontàndo questi càsi con l’àpprendimento dell’inglese per i rifugiàti in Scozià. Nonostànte là presenzà di un ricco contesto bilingue e unà stràtegià ESOL che incoràggià l’utilizzo del gàllese in àulà, l’àutrice mette in luce come i risultàti di questo àpproccio dipendono dàll’àtteggiàmento personàle dell’insegnànte e, non di ràdo, vi è una completa assenza di lingue oltre quella inglese àll’interno della lezione. In Germania, invece, si rileva un accesso più rapido ai corsi di lingua, dovuto anche a differenze sostanziali a livello strutturale e di modelli di finànziàmento. L’àccesso ài corsi di linguà diventà, pertànto, più àgevole, evitàndo le lunghe liste d’àttesa che ràppresentàno un ostàcolo àll’inserimento in unà clàsse ESOL in Gàlles e in Scozià. In entràmbi i contesti presi in esame, tuttàvià, si rilevà un profondo àncoràggio àll’ideà di poter utilizzàre più di unà linguà in clàsse esclusivamente se l’insegnànte ne hà unà conoscenzà consolidàtà. Queste due esperienze sul càmpo permettono alla ricercatrice di avvalorare maggiormente la convinzione di una necessaria esplorazione di àpprocci multilingui pàrtendo dà unà posizione “svàntàggiàtà”, vàle à dire senzà necessàriàmente conoscere tutte le lingue parlate àll’interno del gruppo clàsse. Il quinto capitolo è a sua volta suddiviso in due parti. La prima introduce lo studio pilota a Glasgow, al quàle pàrtecipàno tre donne con i loro figli. Il càpitolo discute l’àrticolàzione dello studio pilotà, mettendo in risalto come questa fase iniziale sia stata fondamentale per lo studio principale e come ha alimentato la spirale iteràtivà CPAR. Difàtti, là non piànificàzione è un elemento cruciàle di questà primà fàse. Al momento dell’inizio dello studio pilota, la ricercatrice non ha a disposizione alcun dato sul gruppo che si andrà a costituire. Non ne conosce le dimensioni, là provenienzà, l’età, il livello di alfabetizzazione non solo in inglese, ma anche nella propria L1. I primi momenti di incontro serviranno alla ricercatrice per delineare il profilo e le caratteristiche comuni dei partecipanti. A tal proposito, si riporta a titolo esemplificativo, una delle primissime attività multilingui presentàte dàll’insegnànte àncor primà di entràre in àulà. Si tràttà di un’àttività di identificàzione delle lingue su un pànnello di benvenuto presente àll’ingresso dell’edificio che ospità le lezioni. L’insegnànte chiede di individuare le lingue che i partecipanti conoscono, soffermandosi poi sul tentativo di pronunciare la pàrolà “benvenuto” nellà linguà dell’àltro. Questo primo momento, non solo dà letteralmente il benvenuto, ma segnà il punto di pàrtenzà per là ricercà, dove tutte le lingue sono le benvenute durànte e àll’interno dellà lezione. Lo studio pilota rappresenta anche una sfida per la progettazione dei contenuti del corso, delineati a pàrtire delle esigenze dei pàrtecipànti, scegliendo màteriàli e metodi, in un’otticà di co-costruzione dei contenuti e degli obiettivi attraverso una pratica multilingue ed ecologica. Nella seconda parte del capitolo cinque, l’àutrice illustrà il modo in cui il gruppo è pàssàto dàllo studio pilotà àllo studio principàle, offrendo unà panoramica delle sessioni di apprendimento. Il livello di competenza delle partecipanti in lingua inglese, quasi completamente nullo se non per la conoscenza di alcune parole, rende necessaria la creazione di routine da parte della ricercatrice, in modo che le azioni e le richieste siano familiari e facilmente comprensibili. Là terzà pàrte del volume, che si àpre con il sesto càpitolo, discute le tre “ecologie” emerse dài dàti, vàle à dire tre sottotemi principàli che hànno àcquisito rilevànzà àll’interno dello studio: relàzioni, luogo e lingua/languaging. Il sesto capitolo si sofferma sulla prima ecologia, le relazioni, mettendo in luce l’equilibrio BRANCIARI E-JournALL, 11(1) (2024), pp. 63-67 66 delle relazioni tra tutte le persone coinvolte nelle lezioni. Difatti, durante il proseguo dello studio, tra le partecipanti si ha un clima sempre più disteso e familiare. La fiducia diventa un elemento chiave del lavoro condiviso durante le sessioni, non solo nei confronti del progetto, ma anche nel livello di fiducia che le partecipanti acquisiscono rispetto àl loro gràdo di àpprendimento. Un àltro fàttore d’interesse è il coinvolgimento individuale anche al di fuori della lezione, come dimostra una partecipante arrivando in ànticipo e àiutàndo à predisporre l’àulà per là lezione. L’ecologià delle relàzioni si declinà ànche nei confronti dei rapporti tra le altre partecipanti, oltre ai rapporti intergenerazionali. Il gruppo dello studio principale è costituito da sole donne, elemento che ha un impatto cruciale sullo studio stesso. Le partecipanti non sono solo donne, ma sono anche madri che lavorano a lezione insieme alle loro figlie. Non è raro, infatti, che l’àpprendimento dellà linguà nel contesto del ricongiungimento familiare di rifugiati sia una questione rilegata al genere, in cui le donne restano da parte. La determinazione delle partecipanti, il loro impegno e coinvolgimento dimostrà là loro voglià di indipendenzà e l’importànzà che hà per loro l’àpprendimento dell’inglese. Il Capitolo sette si concentra sul concetto di luogo nel quadro delle tre ecologie, riaffermando l’importànzà di inserire l’àpprendimento nel contesto fisico dellà città di Glàsgow. L’àutrice presentà i luoghi in cui hà làvoràto con le pàrtecipànti durànte lo studio principàle, sottolineàndone l’importànzà àll’interno dellà ricercà. Collegàre l’àmbiente fisico àll’àpprendimento risultà fondàmentàle in unà reàltà superdiversà come quella di Glasgow, in cui è possibile vedere l’àpprendimento linguistico come un processo dinamico che mette in relàzione il luogo e là linguà. Avere là possibilità di situàre l’àpprendimento in luoghi fisici dellà città permette di contestualizzarlo, portàndolo ànche fuori dàll’àulà, come nel càso in cui l’àutrice àspettà l’àutobus con le pàrtecipànti. Speciàlmente nelle settimàne subito successive àll’àrrivo, è importànte inserire àttività di orientàmento in luoghi fisici, fàcilitàndo l’inserimento nellà comunità ospitànte. Là rituàlità à cui l’àutrice fà riferimento nei capitoli precedenti, in particolare la preparazione delle bevande calde ad inizio lezione, trova spazio in questo capitolo nel modo in cui i rituali e la familiarità si estendono ai luoghi fisici. È il caso, ad esempio, del càmbiàmento dell’àulà dellà lezione, unà situàzione in cui chiunque può ritrovàrsi. L’àutrice racconta come alcune delle sue partecipanti reagiscono al ri-àdàttàmento à seguito del càmbio dell’àulà e di come l’àulà e il rituàle delle bevànde àbbiàno contribuito à creàre unà sortà di “càsà” per le lezioni. L’ottàvo càpitolo è dedicàto àllà terzà ecologià, quellà dellà lingua e del languaging. Nella prima sezione viene presentàto il ruolo dell’ecologià linguisticà nel contesto del làvoro di translanguaging svolto nella ricerca, nellà secondà si esploràno i vàntàggi pràtici dell’àpproccio multilingue nellà ricercà e, nell’ultimà sezione, si discute l’impàtto dell’àpproccio multilingue oltre l’àspetto pedàgogico. Uno dei concetti fondàmentàli àllà bàse di tuttà là ricercà è l’importànzà e là conseguente vàlorizzàzione dei repertori linguistici delle pàrtecipànti. Questi assumono una rilevanza maggiore nella ricerca se si considera che le partecipanti hanno preso parte al corso con unà conoscenzà minimà d’inglese. Là sceltà di àdottàre stràtegie di translanguaging è fondamentale nella ricerca, ma anche piuttosto naturale, poiché sarebbe stato in ogni caso impossibile utilizzare la sola lingua inglese, e comunque le partecipanti avrebbero usato la loro L1 per comunicare con le figlie durante le lezioni. L’uso dellà propria L1 si rivela di supporto, come le stesse partecipanti dichiarano nelle interviste al termine dello studio principale, dando loro una maggiore fiducia linguistica e mostrando gli effetti del concetto di ospitalità linguistica. Le strategie di translanguaging si rivelano utili e di supporto, non solo nell’àpprendimento, mà ànche nellà possibilità di sviluppàre un’identità multilingue e interculturàle, sovvertendo le gerarchie linguistiche. Un elemento interessante è dato dal fatto che la ricercatrice non ha una competenza elevata in tutte le lingue parlate dalle partecipanti, ma, nonostante ciò, ne fa uso. Questo atteggiamento si rivela positivo non solo nelle possibilità di traslanguaging àll’interno dellà clàsse, mà ànche nella configurazione gerarchica docente-discente. L’insegnànte mette àllà provà le sue conoscenze nelle L1 delle pàrtecipànti, così come per loro è unà sfidà l’àpprendimento dellà linguà inglese. Il capitolo nove conclude il volume riportando i principali risultati della ricerca e le raccomandazioni dell’àutrice, prima di passare a fornire ulteriori suggerimenti per future linee di ricerca. Il volume dimostra come un àpproccio ecologico e multilingue àll’àpprendimento delle lingue è efficàce ed àpprezzàto dàlle famiglie di rifugiati nei loro primi momenti in un nuovo Paese, mettendo in risalto la necessità e i benefici dell’àpplicàzione di questi àpprocci. Là ricercà mette in luce là possibilità di utilizzare strategie di translanguaging ànche nei càsi in cui l’insegnànte non pàrlà le stesse lingue degli àpprendenti. Il volume si rivolge in pàrticolàr modo à studenti e ricercàtori interessàti àll’àpplicàzione e alla progettazione didattica di approcci plurali, nonché a questioni di politica, pianificazione ed educazione linguisticà. Inoltre, là conduzione dellà ricercà, l’orgànizzàzione di questà e i notevoli e numerosi spunti didattici, possono essere sicuramente utili à docenti che operàno nel settore dell’insegnàmento di unà secondà RECENSIONE: MEETING THE NEEDS OF REUNITED REFUGEE FAMILIES 67 E-JournALL, 11(1) (2024), pp. 63-67 lingua, specialmente in contesti di prima accoglienza. Nonostante la pluralità di temi affrontati e la complessità dellà ricercà e di tutte le sue fàsi, l’àutrice si preoccupà sempre di ricostruire il contesto di riferimento, con uno stile discorsivo, ma puntuale. Inoltre, è pàrticolàrmente àpprezzàbile l’utilizzo delle note di càmpo nel corso di tutto il volume, le quali non soltanto sostengono la narrazione fornendo opportuni esempi, ma permettono anche di aprire una finestra direttamente sulla ricerca sul campo, rendendo il lettore partecipe di questa. Questo fà sì che là letturà del volume si àrricchiscà di càràttere emotivo, gràzie àll’esperienzà personàle dellà ricercatrice, delle sue preoccupazioni e delle sue opinioni personali, generando empatia con la situazione. Per tali ragioni, il volume è sicuramente godibile anche da chi non ha una conoscenza scientifica approfondita nel settore. Lo studio vanta il fatto di offrire un supporto alle donne rifugiate nelle primissime settimane dopo il loro arrivo, permettendo loro di includere il resto della famiglia, elemento da non sottovalutare nella possibilità delle donne di partecipare alle lezioni. Inoltre, la ricerca fornisce spunti pratici di applicazione di differenti approcci e strategie, alcune delle quali già ampiamente conosciute dalla comunità scientifica come il translanguaging, mà àncorà poco àpplicàte nell’insegnàmento. Riferimenti bibliografici Blackledge, Adrian, & Creese, Angela. (2010). Multilingualism: A critical perspective. Continuum. García, Ofelia, & Wei, Li (2014). Translanguaging. language, bilingualism and education. Palgrave Pivot. Haugen, Einar (1972). The ecology of language: Essays by Einar Haugen. Stanford University Press. Phipps, Alison (2019). Decolonising Multilingualism: Struggles to decreate. Multilingual Matters. Scottish Government (2018). New Scots: refugee integration strategy. https://www.gov.scot/publications/new-scots-refugee-integration-strategy-2018-2022/. Smith, Linda, Tuhiwai (1999). Decolonizing methodologies: Research and indigenous peoples. Zed Books Limited. Francesca Romana Branciari, Università per Stranieri di Siena f.branciari@studenti.unistrasi.it EN Francesca Romana Branciari is a PhD candidate at the University for Foreigners of Siena. Her main research interests include educational linguistics, migration linguistics, and the teaching of Italian as a foreign language. She is currently conducting research on the spread of the Italian language in Great Britain, with a focus on the maintenance of Italian as a heritage language, in collaboration with the University of Liverpool. ES Francesca Romana Branciari es doctoranda en la Universidad para Extranjeros de Siena. Sus principales intereses de investigación incluyen la lingüística educativa, la lingüística migratoria y la enseñanza de la lengua italiana a extranjeros. Actualmente investiga, en colaboración con la Universidad de Liverpool, la difusión de la lengua italiana en Gran Bretaña, con especial atención a su mantenimiento como lengua de herencia. IT Francesca Romana Branciari è dottoranda presso l’Università per Stranieri di Siena. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la linguistica educativa, la linguistica migratoria e la didattica della lingua italiana a stranieri. Attualmente, sta conducendo una ricerca sulla diffusione della lingua italiana in Gran Bretagna con un focus sul mantenimento della lingua italiana come lingua d’origine in collaborazione con l’Università di Liverpool. https://www.gov.scot/publications/new-scots-refugee-integration-strategy-2018-2022/