




































Humanist Studies & the Digital Age, 3.1 (2013) 
ISSN: 2158-3846 (online) 
http://journals.oregondigital.org/hsda/ 
DOI: 10.5399/uo/HSDA.3.1.3166 
 

 

 

 

  60 

Premessa all’edizione cinese  

del Discorso sulla dignità umana di Pico della Mirandola 

Pier Cesare Bori, Univerity of Bologna 

Abstract: This essay was written as Introduction to the Chinese 
translation of Pico della Mirandola’s Discourse on the Dignity of 
Man (1486), which is considered the “Manifesto of the 
Renaissance.” The Discourse deals with the vocation of the human 
creature that, possessing no determinate image, is urged to pursue 
its own perfection. Such a pursuit begins with moral self-discipline, 
passes through the familiar, multifarious world of images and fields 
of knowledge, and strives toward that most lofty goal which defies 
representation. Pico believes that this paradigm, by virtue of the fact 
that it is to be found in every tradition, is universal. 
The Discourse merits attention today precisely on account of its 
affirmation that human nature, which is in itself indeterminate and 
weak, comes alive and obtains its identity through the plurality of 
human cultures, each representing customs that, though distinct, are 
(in their essence, structure and function) essentially identical. Hence 
the possibility of harmony and grounds for "peace" among cultures.  
 

1. Il Discorso sulla dignità umana di Pico della Mirandola (1463-1494), scritto 
nel 1486, è considerato il “manifesto del Rinascimento”. Le immagini, i colori, i 
suoni del Rinascimento sono famosi in tutto il mondo. Meno conosciuto tuttavia, 
al di là degli stereotipi, è questo piccolo capolavoro letterario, che costituisce 
invece di uno strumento prezioso per penetrare nella mente umanistica. Questo 
testo infatti - indipendentemente dalla sua origine occasionale (era stato scritto in 
vista di un evento, la discussione delle Novecento tesi di Pico in un’assemblea 
romana, che non si riunì mai) - rappresenta con incomparabile efficacia lo 
sfondo intellettuale del Rinascimento: l’umanesimo, con la sua fiducia appunto 
nella natura umana e la sua apertura a differenti discipline, culture, filosofie, 
religioni.  

Breve fu la vita di Pico, e la sua creatività si espresse nell’arco di 
brevissimi anni, anzi mesi. E tutta questa stagione straordinaria sarebbe durata 
poco: gli eventi della Riforma e della Controriforma avrebbero cambiato 
definitamente il volto dell’Europa. Ma l’umanesimo avrebbe comunque segnato 

http://journals.oregondigital.org/hsda/
http://creativecommons.org/licenses/by-nd/3.0/


Humanist Studies & the Digital Age  Bori 

3.1 Spring 2013  61 

tutta la storia successiva. Perfino l’impresa di Matteo Ricci (un secolo dopo, ma 
quanta differenza da Pico) non sarebbe stata possibile senza la passione 
filologica e lo slancio universalistico che avevano preso impulso da Cusano, 
Marsilio, Pico, Erasmo.  

2. Giovanni Pico della Mirandola nacque il 24 febbraio 1463 nel castello di 
Mirandola, dei conti di Mirandola e Concordia. La madre, Giulia Boiardo, 
consapevole dei talenti straordinari del precoce Giovanni, lo volle sottrarre al 
“mestiere delle armi” comune alla famiglia e alle contese che dividevano i due 
fratelli Galeotto e Anton Maria, e lo volle avviare agli studi ecclesiastici. Recatosi 
prima a Bologna, a quattordici anni, per studiare diritto, morta la madre 
nell’agosto del 1478, andava a Ferrara nel maggio del 1479 per studiarvi 
filosofia. Qui conosceva anche Girolamo Savonarola e nasceva un rapporto di 
reciproca stima. A Ferrara coltivò gli “studia humanitatis” con Battista Guarini, e 
apprese il greco. Nell’ottobre del 1480 si trasferiva a Padova, dove approfondiva 
la conoscenza di Aristotele e dell’averroismo e veniva introdotto anche alla 
conoscenza della Cabala ebraica dal filosofo aristotelico Elia del Medigo. Dopo 
l’estate del 1482 si recò a Pavia, dove si arricchiva con la conoscenza della 
logica. Nel frattempo maturava il suo incontro con l’umanesimo fiorentino, a 
partire dall’amicizia con Angelo Poliziano, iniziata in un momento in cui Pico 
coltivava un interesse verso la produzione poetica. Incontrava naturalmente anche 
con il grande Marsilio Ficino. Rinunciando all’eredità e risolvendo ogni problema 
economico con i fratelli, Pico si ritrovò con grandi risorse economiche e libero di 
perseguire i suoi interessi intellettuali. A Firenze coltivava l’amicizia del Poliziano, 
di Ficino di Girolamo Benivieni, di Lorenzo de’ Medici. Qui ad Elia del Medigo, 
per la conoscenza delle cose ebraiche, si affiancò Guglielmo Raimondi di 
Moncada, ovvero Flavio Mitridate, ebreo di origine, personaggio complesso e 
difficile, ma validissimo traduttore. Con un soggiorno a Parigi, alla Sorbona, tra il 
luglio del 1485 e l’inizio dell’anno successivo, si completava una formazione che 
aveva consentito a Pico, più di ogni altro intellettuale nel suo tempo, la 
conoscenza delle più importanti correnti culturali e dei protagonisti più significativi 
della cultura europea.  

3. Il 1486 fu per il giovane Pico della Mirandola un anno straordinario. Nel 
marzo, a 23 anni, tornò da Parigi a Firenze, tra i suoi amici Lorenzo de’ 
Medici, Poliziano, Marsilio Ficino. L'otto maggio partì per Roma. Due giorni dopo 
ad Arezzo tentava senza successo di rapire Margherita, moglie di Giuliano de’ 
Medici, causando molto scandalo. Riparatosi a Fratta, tra Perugia e Todi, si 
apriva per lui un periodo di nascondimento eccezionalmente fecondo. Dopo alcuni 
mesi di silenzio, a partire dal settembre dello stesso anno, la corrispondenza 
ricomincia a ridarci notizia di lui. Tre lettere di quel periodo sono importanti, 
anche per la comprensione del suo Discorso.  



Humanist Studies & the Digital Age  Bori 

3.1 Spring 2013  62 

Anzitutto Pico scriveva a Marsilio Ficino parlandogli con entusiasmo dei suoi 
studi linguistici, dei sapienti caldei, del suo amore per Plotino. Si può pensare 
che risalga a questo periodo la prima, parziale redazione (testimoniata dal Codice 
palatino 885), del Discorso e che risalga anche, insieme a questo, il disegno di 
un convegno a Roma. Si sarebbe trattato di un ampio consesso di teologi, 
filosofi, personalità della Chiesa, in cui Pico avrebbe riscattato il suo onore e si 
sarebbe ricoperto di gloria proponendo alla discussione un insieme di novecento 
proposizioni (Tesi) in cui si avrebbe compendiato il sapere del suo tempo. Il 
Discorso sarebbe stato allora l’introduzione alla disputa romana.  

Il 15 ottobre, scriveva ad Andrea Corneo una lunga lettera. Parlava dei fatti 
del maggio precedente. Si doleva di aver peccato, non si difendeva. Altri 
avrebbero voluto scusarlo di quello di cui egli non si scusava affatto. Ma 
difendeva la vocazione intellettuale e filosofica, anche nella sua funzione sociale. 

Infine il 10 novembre informava un ignoto amico che le sue tesi sono 
cresciute sino a 900. Al Discorso si aggiungeva un’ultima sezione ispirata al 
testo evangelico: “Vi do la mia pace, vi do la mia pace, vi lascio la pace” (Gv 
14,27-31a). Pico sentiva con commozione che la sua impresa avrebbe potuto 
contribuire alla pacificazione di un mondo diviso.  

Entusiasmo ermeneutico, impresa filosofico-teologica (senza opposizione tra le 
due discipline), al servizio della pace interiore ed esterna: questi allora sono i 
temi originari di questo testo, elaborato in solitudine. A questi venne ad 
aggiungersi, forse quando Pico era già a Roma, un quarto tema: la difesa della 
propria impresa contro le obiezioni e le accuse che Pico prevedeva certo ci 
sarebbero state, ma certo non così aspre e distruttive.  

4. Si recava dunque a Roma dove, il 7 dicembre le Tesi venivano 
pubblicate. Le reazioni furono deludenti. Papa Innocenzo VIII all’inizio del 1487 
vietò la pubblica discussione. Il 29 febbraio 1487 venne nominata una 
commissione di vescovi, teologi, religiosi che si riunì tra il 2 e il 13 marzo. 
Pico partecipò alle sedute, ma solo per cinque giorni. Sette sue tesi vennero 
condannate, altre sei censurate. Nella primavera del 1487 Pico preparò 
rapidamente una Apologia e la pubblicò (il Discorso apparve invece solo nel 
1496, dopo la sua morte pubblicato dal nipote Giovanfrancesco insieme ad altri 
scritti). Attaccato e condannato per alcune sue tesi, Pico rispose con la sua 
Apologia. Il testo è importante, perché Pico vi si difende distinguendo diversi 
livelli di certezza. Un conto è il credo: gli articoli di fede derivati direttamente 
dalla Bibbia e dai primi quattro concili e anche (su un gradino inferiore) le 
formulazioni dogmatiche dei concili successivi, e un conto sono le opinioni dei 
Padri della Chiesa e della teologia. Le opinioni possono essere vere, false, 
probabili, verosimili, ma contrastarle non è eretico. Altro è la fede, altro è 
l’opinione. Rinviato all’Inquisizione, il 31 luglio sottoscrisse un atto di sottomissione 



Humanist Studies & the Digital Age  Bori 

3.1 Spring 2013  63 

all’autorità ecclesiastica. Le Tesi dovevano essere bruciate. Offeso, amareggiato, 
Pico abbandonò Roma e si recò in Francia; nel viaggio venne arrestato e 
scortato a Parigi. Protetto dal re, accolto a Vincennes, poté ritornare a Firenze 
nell’aprile del 1488. Alessandro VI lo riconcilierà presto con la Chiesa cattolica e 
cancellerà la sua condanna.  

Gli ultimi anni di Pico furono segnati da una produzione intensa ma anche 
da un certo ritorno a posizioni meno originali. Nell’estate del 1489 godendo di 
un felice raccoglimento a Fiesole, attese a un commento ai Salmi e al primo 
capitolo della Genesi. Scriveva nello stesso periodo il Sull’ente e sull’uno, 
dedicato ad Angelo Poliziano, che avrebbe circolato manoscritto, frammento di 
una grande opera che avrebbe dovuto dimostrare la “concordia” di Aristotele con 
Platone. Attendeva anche ad un’opera assai vasta, le Dispute contro l’astrologia 
divinatrice, che sarà pubblicata, incompleta, dal nipote nel 1496. Pico vi distingue 
tra astronomia e astrologia, contestando la validità di quest’ultima, contro la voga 
del tempo, favorita anche da altri studiosi come Marsilio Ficino. Giovanni Pico 
morì dopo breve malattia, per una febbre, il 17 novembre 1494, assistito fra gli 
altri da fra’ Girolamo Savonarola, cui era stato molto vicino, negli ultimi anni 
della sua breve vita.  

5. La figura di Pico, sin dalla sua morte prematura, non ha cessato di 
affascinare la fantasia popolare, e di attirare l’attenzione degli studiosi. Negli 
ultimi decenni si sono tenuti importanti convegni, nuove edizioni e traduzioni delle 
sue opere sono apparse, le sue fonti sono state indagate in profondità. In tutto 
questo fermento, permane tuttavia, ormai da decenni, la divaricazione fra due 
atteggiamenti interpretativi intorno a Pico. 

La tendenza dominante dell'interpretazione pichiana – da Jacob Burckhardt, con 
la sua classica opera sul Rinascimento in Italia, attraverso Giovanni Gentile, 
Eugenio Garin (il maggior studioso di Pico), Ernst Cassirer, Paul Oskar Kristeller, 
sino agli ultimi contributi sulla cultura magica, astrologica, esoterica, cabbalistica, 
sincretistica di Pico – la tendenza dominante insiste su Pico come innovatore, 
rappresentante eminente della modernità, con il suo individualismo e la sua 
esaltazione della libertà. Un'altra tendenza vede in Pico - e nel suo Discorso - 
la continuità con la tradizione teologica, dalla Bibbia, ai Padri, alla teologia 
scolastica. Fra i rappresentanti di questa tendenza, Henri De Lubac si distingue 
per il genuino pathos e per l'alto grado di erudizione (e fra gli altri, eccelle il 
lavoro di Di Napoli).  

Gli anni più recenti hanno visto aumentare contributi molto importanti dedicati 
allo studio e edizione delle singole opere, fra cui la fondamentale edizione 
curata da Francesco Bausi, e quella che ho curato con Francesco Borghesi, 
Michael Papio e Massimo Riva per la Cambridge University Press. Gli studi 
ebraici e islamici di Pico sono più noti e indagati. 



Humanist Studies & the Digital Age  Bori 

3.1 Spring 2013  64 

6. Per nostra parte, la conoscenza di Pico si inserisce in una ricerca in cui 
abbiamo sempre privilegiato gli esponenti di una ricerca religiosa certo, ma 
universalistica e pluralistica. Così è stato all’inizio del Pico-Project con la Brown 
University nel 1997 (con Massimo Riva, Mike Papio, Saverio Marchignoli, Dino 
Buzzetti, Francesco Borghesi e altri). La premessa tuttora leggibile in rete diceva: 

Il Discorso sulla dignità dell'uomo di Pico della Mirandola (1463-1494) è 
considerato il manifesto del Rinascimento. Scritto nel 1486, contiene infatti 
l'esaltazione della creatura umana, come creatura libera e capace di 
conoscere e dominare la realtà intera. Ancor più di questo però il 
Discorso parla del compito della creatura umana: questa, priva di 
immagine predeterminata, deve perseguire la propria compiutezza con un 
percorso che muove dall'autodisciplina morale, attraversa la pluralità delle 
immagini e dei saperi, e tende alla meta più alta, non rappresentabile. 
Pico della Mirandola ritiene che questo paradigma di sviluppo 
dell'esistenza sia universale, perché rintracciabile in tutte le tradizioni. 
L'interesse attuale del Discorso è proprio nella sua affermazione che la 
natura umana, indeterminata e debole di per sé, si realizza e si 
identifica attraverso la realtà molteplice delle culture umane: ogni cultura 
costituisce una via diversa, ma nella sua essenza, funzione e struttura, 
identica. Di qui anche la possibilità della concordia e il fondamento della 
pace, tra le culture. (Progetto Pico/ Pico Project) 

 

7. In un contributo più organico, alcuni anni fa, dal titolo già significativo, 
“Pluralità delle vie,” approfondivo le principali chiavi di lettura: anzitutto la difesa 
della libera vocazione intellettuale e la fiducia ermeneutica, che sostiene Pico 
nell’affrontare si può dire per la prima volta insieme letterature e mondi tanto 
diversi; e quindi la coraggiosa apertura del canone anche di là della Bibbia (ma 
mai contro di essa) alla ricerca delle fonti di una “filosofia perenne.” In terzo 
luogo il bilinguismo, per cui Pico può parlare della stessa esperienza spirituale in 
termini biblici (per lui non rinunciabili) e in termini platonici, o comunque 
filosofici. Di qui la pluralità delle vie, che attraverso un modello tripartito di 
evoluzione morale, intellettuale, spirituale, conducono comunque tutte ad un esito 
unitario; e infine quel che si può dire la via della bellezza, la “teologia poetica” 
che gli consente di affermare che in ogni scuola c’è qualcosa di “insigne” 
(riprendendo Cicerone), e di articolare il discorso secondo i diversi autori e di 
apprezzare lo stile di ogni autore.  

8. Volendo andar ancor oltre si potrebbe tentare di riassumere le premesse 
su cui si basa la visione di Pico, per quel che possiamo ricostruire dalla 
frammentarietà dei suoi scritti (com’è noto, le Tesi sono pure enunciazioni, prive 
del corpo argomentativo). Anzitutto il paradigma genealogico e l’unità iniziale del 



Humanist Studies & the Digital Age  Bori 

3.1 Spring 2013  65 

sapere umano. Alla base sta certamente Marsilio Ficino, che con il suo 
straordinario lavoro, anzitutto di traduzione, volto alla valorizzazione degli antichi 
misteri e della primitiva teologia, aveva preparato il terreno a Pico. Nel Discorso 
(soprattutto nella prima redazione) e nelle sue Tesi Pico sembra adombrare una 
genealogia originale, in cui i “caldei”, hanno un ruolo fondamentale, perché 
connessi a Zoroastro. Parallelamente c’è la fonte ebraica, meglio rappresenta 
dalla Cabbala, che Pico rivendica il merito di avere per primo valorizzato. Si 
vuol suggerire che, via via che si retrocede verso la sapienza antica, ci si 
avvicina ad una filosofia perenne che contiene in sé i fondamenti di un’unità di 
pensiero smarrita nel corso della storia del pensiero umano. Le fasi più antiche 
di questa filosofia sono avvolte da un linguaggio simbolico e poetico, una 
“teologia poetica”; ma Pico crede di poter mostrare le corrispondenze che vi 
sono tra le diverse formulazioni di questo pensiero: soprattutto zoroastrismo e 
Cabbala, poi sapienza egizia e orfica. 

In secondo luogo la com-presenza degli esseri. Al di là della dimostrazione 
della convergenza verso le origini comuni, Pico propone, al centro delle sue 
Tesi, un fondamento filosofico originale della concordia tra le divergenti scuole di 
pensiero. Si tratta delle “settantuno tesi paradossali secondo la propria opinione, 
introducenti nuove dottrine nella filosofia”: è la sua “Nuova filosofia.” Per quel 
che possiamo comprendere, l’Autore concepisce e propone diversi stati o livelli 
dell’essere, l’ultimo o primo di questi è quel che chiama essere “uniale”, che 
stabilisce la fondamentale correlazione tra tutti gli esseri. Il principio fondamentale 
è che sebbene, come è tradizione teologica, le gerarchie divine siano distinte, si 
deve tuttavia intendere che tutto è in tutto a suo modo. Il riferimento a Nicola 
da Cusa viene spontaneo, ma non è certo. Sicuramente la formula “tutto in 
tutto” è di antica ascendenza. Steve Farmer ne indica l’origine nel neoplatonismo, 
rispondendo questo principio a quel che Farmer ritiene esigenze sincretistiche. 
Pico tuttavia fa uso di questo principio dell’unicità ultima del reale sul piano 
dell’ermeneutica teologica e sul piano metafisico con tale coerenza teoretica di 
rendere ingiustificata l’accusa di sincretismo. Il progetto di concordia filosofica nel 
senso più vasto, quale era stato quello delle Tesi, troverebbe qui, secondo 
questa lettura, una giustificazione più profonda che nel paradigma dell’analogia e 
della partecipazione, dell’emanazione e della gerarchia degli esseri, in cui l’unità 
essenzialistica dell’essere è acquisita attraverso una dialettica intellettualistica. 

Nasce di qui quella intertestualità che si può dire infinita, della quale si è 
già detto, ma anche anche l’intuizione di una possibilità di intervenire sulla 
natura in forza del legame che unisce tutti gli esseri (“simpatia” universale) e 
grazie conoscenza delle leggi che governano la natura: il motto di Francesco 
Bacone, secondo cui l’uomo non comanda alla natura se non obbedendole, 
compare già nel Discorso. Il contesto è quello, tipicamente rinascimentale, della 



Humanist Studies & the Digital Age  Bori 

3.1 Spring 2013  66 

rivalutazione della “magia” come espressione dell’antico sapere originario, ma è 
corretto riconoscere qui una tensione verso un sapere che diventi anche tecnica 
al servizio dell’uomo.  

Infine, l’unità escatologica, personale e comune. L’impossibilità di definire 
l’immagine divina getta luce sulla prima pagina del Discorso: anche l’uomo è 
“privo di immagine definita.” Il destino, individuale e comune dell’umanità, è nel 
ritorno all’unità con un Assoluto del quale solo “il silenzio è lode”. In un passo 
del breve trattato “Sull’ente e sull’uno” (cap. 5), a proposito dell’oscurità in cui 
Dio abita, Pico cita un passo straordinario di Dionigi Areopagita (Teologia mistica 
5) che così parla della divinità: “ Non è verità, né regno, né sapienza, né uno, 
né unità, né divinità, né bontà, né spirito...Nella divinità non c’è nessun discorso, 
né nome, né scienza, né tenebre, né luce, né errore, né verità, né è possibile 
di lei alcuna affermazione o negazione alcuna” (Dyonisius, De mystica theologia 
149-150). 

Le premesse storiche per la tesi pichiane sulla genealogia della sapienza 
erano troppo deboli. L’amore per il linguaggio non significa per lui la stessa 
cosa che per il filologo Lorenzo Valla. Le connessioni intertestuali di Pico sono 
ancora fragilmente sorrette dall’allegorismo dell’antica esegesi. Il fascino 
dell’esoterico e del magico impregna in maniera per noi fastidiosa le ultime 
pagine. La cultura retorica e il latino umanistico rendono Pico perfino più difficile 
a leggersi che la stessa scolastica medievale.  

E tuttavia è importante cogliere anche quanto di teoreticamente rilevante –
moderno? attuale? (si possono ancora usare questi aggettivi in questa età post-
hegeliana e post-storicista?) – c’è nella pagine di Pico: pensiamo al tema dell’ 
“età assiale,” proposto da Karl Jaspers e tuttora accolto dalla ricerca. Pensiamo 
a Leibniz, che oggi ottiene sempre maggiore attenzione. Pensiamo al 
superamento dell’opposizione tra sapere filosofico sapere religioso, recentemente 
invocato da J. Habermas. Pensiamo, a proposito della compresenza degli esseri, 
a quell’ “unicità dell’esistenza” che la filosofia religiosa araba medievale 
proponeva e che un grande comparatista, Toshiko Izutsu (Sufism and Taoism) 
vedeva come anche come terreno comune delle grandi tradizioni.  

 9. Ed ecco l’edizione cinese, frutto di un’esperienza di lavoro in comune già 
come tale, crediamo, molto interessante e potenzialmente aperta ad altri risultati. 
Le considerazioni che precedono potranno interessare anche il lettore in Cina, 
crediamo, non siamo, come si sarà compreso, tra i sostenitori di invalicabili 
differenze tra le culture, tanto meno di inevitabili conflitti. Ma in particolare potrà 
interessare questo lettore, come già si accennava, di incontrare, nel momento 
della sua formazione, quella cultura umanistica che avrebbe reso possibile il più 
positivo scambio tra cultura europea e quella cinese, con Matteo Ricci e gli altri 
compagni. 



Humanist Studies & the Digital Age  Bori 

3.1 Spring 2013  67 

Più in generale, se si considera che la cultura confuciana presenta lo stesso 
tratto fondamentale: “Io tramando, non fabbrico: stimo e amo gli antichi” (Lun Yü, 
VII, 9), sarà facile apprezzare in Cina - che pure, in termini diversi, ha 
conosciuto un secolo fa un suo “Rinascimento” (Hu Shi) - l’attenzione ai classici 
e il desiderio di renderli vivi e attuali, al servizio del presente. 

E infine, la fondamentale fiducia antropologica, l’idea di un dovere-diritto 
umano di valorizzare liberamente le proprie potenzialità e al tempo stesso il 
bisogno di armonia e di pace... tutto questo troverà sicuramente qui un eco. 

Per non dire dell’appello alla bellezza, come ultima istanza di verità.  

Pechino, 20 aprile 2010                  

Works Cited 
 

Bori, Pier C, and Saverio Marchignoli. Pluralita  delle vie: alle origini del Discorso 

sulla Dignita  Umana di Pico Della Mirandola. Milano: Feltrinelli, 2000. Print. 

Bori, Pier C., “The Modern Search for Universalism in Western Culture.” Culture, 

   Religion and the Problem of Universalism. Ed. Y. Shibata. Yokohama: Meiji 

Gakuin University, 1999. 19-30. Print 

Cassirer, Ernst. "Giovanni Pico Della Mirandola: a Study in the History of 

Renaissance Ideas." Journal of the History of Ideas. 3.3 (1942): 319-346. Print. 

Confucio, and Alberto Castellani. I Dialoghi di Confucio (Lun Yu ). Firenze: Sansoni, 

1949. Print. 

Di Napoli, G. Giovanni Pico della Mirandola e la problematica dottrinale del 

suo tempo. Roma: Descle  e, 1965. Print. 

Dionysius, Areopagita, Pseudo. Günther Heil, and Adolf M. Ritter. Corpus 



Humanist Studies & the Digital Age  Bori 

3.1 Spring 2013  68 

   Dionysiacum / II, De coelesti hierarchia. De ecclesiastica hierarchia. De 

mystica theologia. Epistulae. Berlin: De Gruyter, 1991. Print. 

Farmer, Steve A. and Pico della Mirandola, G. Syncretism in the West: Pico's 

900 Theses (1486): the Evolution of Traditional, Religious, and Philosophical 

Systems: with Text, Translation, and Commentary. Tempe, Ariz: Medieval & 

Renaissance Texts & Studies 1998. Print. 

Garin, Eugenio. Giovanni Pico della Mirandola. Vita e dottrina. Firenze: F. Le 

Monnier, 1937. Print. 

Gentile, Giovanni. “Il concetto dell'uomo nel Rinascimento.” Giornale Storico della 

   Letteratura Italiana 67 (1916): 17-69. 

Izutsu, Toshihiko. Sufism and Taoism: A Comparative Study of Key Philosophical 

   Concepts. Berkeley: University of California Press, 1984. Print. 

Lubac, Henri, and Georges Chantraine. Histoire Et Esprit: L'intelligence De 

L’écriture D'après Origène. Paris: E d. du Cerf, 2002. Print. 

---. Pic De La Mirandole: E  tudes Et Discussions. Paris: Aubier Montaigne, 1974. 

Print. 

Wirszubski, Chaim. Pico Della Mirandola's Encounter with Jewish Mysticism. Cambridge, Mass: 

   Harvard University Press, 1989. Print. 



Humanist Studies & the Digital Age  Bori 

3.1 Spring 2013  69 

Pico della Mirandola, G., Francesco Borghesi, Michael Papio, and Massimo 

Riva. Oration on the Dignity of Man: A New Translation and Commentary. 

New York: Cambridge University Press, 2012. Print. 

Pico della Mirandola, G., and Francesco Bausi. Discorso Sulla Dignita  Dell'uomo. 

Parma: Fondazione Pietro Bembo, 2003. Print. 

Pico della Mirandola, G., Pier C. Bori, Massimo Riva, and Michael 

Papio. Progetto Pico: Pico Pro ect: De Hominis Dignitate: un progetto di 

collaborazione tra Universita   degli Studi di Bologna e Brown University. 

Providence, RI: Brown University Dept. Of Italian Studies, 1999. Internet 

resource. 

Pico della Mirandola, G., and Francesco Bausi. Opere Complete. Roma: Lexis 

Progetti Editoriali, 2000. CD for computer. 

Progetto Pico/Pico Project. Web. 12 Dec. 2012. <www.brown.edu/Departments/ 

Italian_Studies/pico>. 

Pico della Mirandola, G., Eugenio Garin. De Hominis Dignitate; Heptaplus; De 

Ente Et Uno; E Scritti Vari. Firenze: Vallecchi, 1942. Print. 


